DANIELE DE SALVO
Cronaca

Giuseppe Crippa, la camera ardente nella sua Technoprobe tra operai e manager

Pur figurando tra gli uomini più ricchi d’Italia, grazie all’impero costruito nella microelettronica, è stato ricordato con una cerimonia semplice nella ‘casa madre’ costruita a Cernusco Lombardone

La commemorazione funebre per l'imprenditore Giuseppe Crippa nella sede della Technoprobe a Cernusco Lombardone

La commemorazione funebre per l'imprenditore Giuseppe Crippa nella sede della Technoprobe a Cernusco Lombardone

Merate – Il feretro in legno chiaro, sobrio ed essenziale. Come lo era lui, nonostante fosse tra i più ricchi d’Italia, avesse costruito un impero da mezzo miliardo di dollari di fatturato e fosse considerato tra gli innovatori di questo secolo. Accanto alla bara di Giuseppe Crippa, patron della Technoprobe di Cernusco Lombardone, multinazionale della microelettronica di precisione, scomparso sabato a 90 anni nella sua casa a Merate, ci sono la moglie Mariarosa, compagna di vita e di lavoro, e i figli Monica, Cristiano e Roberto.

L’ultimo omaggio

Accolgono chi è venuto a rendere omaggio a un uomo che ha rivoluzionato la tecnologia: il prefetto di Lecco Sergio Pomponio, il presidente di Confindustria Lecco e Sondrio Marco Campanari, la presidente della Provincia Alessandra Hofmann, il sindaco di Merate Mattia Salvioni e di Cernusco Gennaro Toto, gli altri primi cittadini, i rappresentanti istituzionali, imprenditori, magnati, potenti da tutto il mondo, in un’incessante processione. Ma soprattutto salutano e abbracciano i dipendenti, che conoscono per nome uno a uno, domandando come stanno loro, i loro familiari, i loro figli. Non si siedono e non si sottraggono un solo momento, fino a quando anche l’ultimo ospite non lascia la hall di ingresso del quartier generale Technoprobe, dove è stata allestita la camera ardente di Peppino, come lo chiamavano loro.  

Il bene compiuto  per la comunità

“Restano gli insegnamenti e i suggerimenti frutto di quella rara capacità di sapersi dare a tutti, dal più giovane appena arrivato al manager più esperto – sono le parole dei collaboratori di Peppino –. Restano i ricordi degli incontri in reparto, della disponibilità, di quell’umanità profonda. Siamo stati fortunati ad averlo”. E resta quello che ha costruito: una realtà con quasi 25 sedi in tre continenti e 10 Paesi, centinaia di brevetti, 4 centri di ricerca, tremila dipendenti. Resta soprattutto il tanto bene che ha compiuto, in silenzio: lavoratori fragili, scuole, oratori, macchinari per l’ospedale di Merate, l’hub vaccinale durante la pandemia e tanto altro ancora che non ha mai voluto svelare. Oggi, in forma privata, l’estremo saluto “a uomo pervaso da un’inesauribile passione per la tecnologia e l’innovazione, una eccezionale visione imprenditoriale e un profondo rispetto e amore per le persone”, come lo ricordano quanti hanno conosciuto Giuseppe Crippa.