DANIELE DE SALVO
Cronaca

Il lago di Como fra incidenti e annegamenti: qui i bagnini sono un miraggio

Nei mesi estivi si verifica un’emergenza al giorno, ma sulle spiagge libere vegliano ancora in pochi. Ecco i consigli di sicurezza che in tanti continuano a ignorare

Bagnanti affollano le spiagge sulle sponde del lago di Como

Bagnanti affollano le spiagge sulle sponde del lago di Como

Lecco, 15 luglio 2025 – Sessanta chilometri di costa e almeno 50 chilometri quadrati di lago per quanto riguarda il ramo e la parte lecchese di Lario, più altri 10 chilometri di linea costiera e quasi 4 chilometri quadrati di lago di Garlate. Un perimetro e una superficie d’acqua immensi, dove si affollano e si mischiano bagnanti, surfisti, kiter, velisti, skipper, sommozzatori, canoisti, quanti sfrecciano su motoscafi, gommoni e traghetti. I bagnini delle spiagge libere si contano però sulle dita di una mano: ci sono gli Amici di Claudio a Colico e i bagnini e i cani bagnino dell’Associazione cinofila di salvataggio nautico a Bellano. 

I consigli degli esperti 

Pure in acqua sono in pochi a vigilare: i carabinieri del Servizio aeronavale di Lecco, i vigili del fuoco della Squadra nautica, i militari della Capitaneria di porto, i volontari della Guardia costiera e i finanzieri del Roan. Ogni estate tra tutti salvano decine di persone, ma non bastano e l’elenco di coloro che perdono la vita nel lago di Como continua ad allungarsi: l’ultimo ad affogare sabato scorso è stato Isa Gupa, indiano di 24 anni, che è entrato in acqua ad Abbadia Lariana sebbene non sapesse nuotare.

A volte basterebbe un minimo di attenzione in più per scongiurare tragedie. “L’acqua del lago non è quella del mare, si galleggia con più fatica”, avverte Paolo Rusconi, 48 anni, da 30 volontario soccorritore e da 10 presidente del Soccorso bellanese, tra le cui fila ci sono anche 13 operatori di salvamento acquatico certificati che prestano servizio a bordo dell’idroambulanza, attiva 12 ore al giorno, 7 su 7, intervenuti pure sabato.  

L'equipaggio del Soccorso bellanese intervenuto ad Abbadia, dove sabato annegato un giovane indiano
L'equipaggio del Soccorso bellanese intervenuto ad Abbadia, dove sabato annegato un giovane indiano

"Meglio non essere soli” 

“È meglio fare il bagno con un amico per non trovarsi da soli in caso di difficoltà – suggerisce poi il presidente del Soccorso bellanese -. Non allontanarsi dalla riva con materassini o altri gonfiabili, che non sono ausili al galleggiamento certificati né giubbotti di salvataggio, perché, in caso di vento, possono risultare davvero pericolosi. Se non si è capaci di nuotare è assolutamente sconsigliato immergersi oltre la cintura, valutando che è sempre possibile trovarsi improvvisamente in una zona di acqua alta. Mai tuffarsi quando non si conosce il fondale”.  

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Questione di gradi  

Occhio pure ai possibili malore: "Bisogna entrare in acqua gradualmente per abituare il corpo alla temperatura dell’acqua, specialmente dopo una prolungata esposizione al sole – è il monito di Paolo Rusconi –. Diversamente potrebbero verificarsi situazioni di malessere fino alla perdita di coscienza”.