
Bagnanti affollano le spiagge sulle sponde del lago di Como
Lecco, 15 luglio 2025 – Sessanta chilometri di costa e almeno 50 chilometri quadrati di lago per quanto riguarda il ramo e la parte lecchese di Lario, più altri 10 chilometri di linea costiera e quasi 4 chilometri quadrati di lago di Garlate. Un perimetro e una superficie d’acqua immensi, dove si affollano e si mischiano bagnanti, surfisti, kiter, velisti, skipper, sommozzatori, canoisti, quanti sfrecciano su motoscafi, gommoni e traghetti. I bagnini delle spiagge libere si contano però sulle dita di una mano: ci sono gli Amici di Claudio a Colico e i bagnini e i cani bagnino dell’Associazione cinofila di salvataggio nautico a Bellano.
I consigli degli esperti
Pure in acqua sono in pochi a vigilare: i carabinieri del Servizio aeronavale di Lecco, i vigili del fuoco della Squadra nautica, i militari della Capitaneria di porto, i volontari della Guardia costiera e i finanzieri del Roan. Ogni estate tra tutti salvano decine di persone, ma non bastano e l’elenco di coloro che perdono la vita nel lago di Como continua ad allungarsi: l’ultimo ad affogare sabato scorso è stato Isa Gupa, indiano di 24 anni, che è entrato in acqua ad Abbadia Lariana sebbene non sapesse nuotare.
A volte basterebbe un minimo di attenzione in più per scongiurare tragedie. “L’acqua del lago non è quella del mare, si galleggia con più fatica”, avverte Paolo Rusconi, 48 anni, da 30 volontario soccorritore e da 10 presidente del Soccorso bellanese, tra le cui fila ci sono anche 13 operatori di salvamento acquatico certificati che prestano servizio a bordo dell’idroambulanza, attiva 12 ore al giorno, 7 su 7, intervenuti pure sabato.

"Meglio non essere soli”
“È meglio fare il bagno con un amico per non trovarsi da soli in caso di difficoltà – suggerisce poi il presidente del Soccorso bellanese -. Non allontanarsi dalla riva con materassini o altri gonfiabili, che non sono ausili al galleggiamento certificati né giubbotti di salvataggio, perché, in caso di vento, possono risultare davvero pericolosi. Se non si è capaci di nuotare è assolutamente sconsigliato immergersi oltre la cintura, valutando che è sempre possibile trovarsi improvvisamente in una zona di acqua alta. Mai tuffarsi quando non si conosce il fondale”.
Questione di gradi
Occhio pure ai possibili malore: "Bisogna entrare in acqua gradualmente per abituare il corpo alla temperatura dell’acqua, specialmente dopo una prolungata esposizione al sole – è il monito di Paolo Rusconi –. Diversamente potrebbero verificarsi situazioni di malessere fino alla perdita di coscienza”.