Roma, 17 novembre 2021 - Ieri i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil hanno incontrato il Governo. Sul tavolo la questione "Riforma delle pensioni". Un incontro il cui esito è parso "interlocutorio" con le parti che si sono date appuntamento nei prossimi giorni.

Nell'incontro con il premier Mario Draghi "c'è stato un confronto articolato sulla riforma del fisco e sulle pensioni. Ci siamo confrontati e il Governo ha preso atto delle nostre richieste. C'è l'impegno ad aprire ai primi di dicembre un confronto per una riforma strutturale delle legge Fornero". Lo ha affermato il leader della Uil, Pierpaolo Bombardieri, al termine dell'incontro a Palazzo Chigi.

Il vertice Governo - sindacati

Al vertice hanno partecipato il segretario generale della Cisl Luigi Sbarra insieme a Maurizio Landini per la Cgil e Pierpaolo Bombardieri per la Uil. Per l'esecutivo erano presenti il presidente del Consiglio Mario Draghi, il ministro dell'Economia Franco, il ministro del Lavoro Orlando, il ministro della Pubblica amministrazione Brunetta, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Garofoli, e i consulenti del governo Giavazzi e Leonardi.

Le simulazioni tecniche

L'impressione è che il Governo abbia messo sul tavolo quelle che sono le idee generali (il superamento di quota 100 e il ritorno verso una Legge Fornero "edulcorata") senza diktat e il sindacato abbia avanzato le perplessità su alcune iniziative. Nessuno ha chiuso la porta in faccia e nei prossimi giorni partiranno confronti con "simulazioni tecniche" per capire se alcune richieste dei sindacati siano conciliabili con i conti.

Addio a Quota 100

Fra le poche cose certe c'è che verrà abbondonarta quota 100 cioè il meccanismo che permette di andare in pensione anticipatamente quando la somma fra età anagrafica è quella contributiva è pari a 100: ad esempio 60 anni di età e 40 di contributi o 61 anni di età e 39 di contributi e così via. Altrimenti per andare a riposo occorre attendere l'anzianità di 67 anni.

Lento ritorno alla Fornero?

Quale sarà il meccanismo che sostituirà quota 100 è ancora da determinare. Nei giorni scorsi si era fatta da più parti largo l'eventualità di un progressivo innalzamento di quota 100 nei prossimo anni partendo da quota 102 per il 2022 per poi tornare a un sistema progressivamente a un sistema che consenta di andare in pensione solo con l'anzianità di 67 anni, lasciando aperte, o addirittura ampliando, le opportunità per alcune categorie di andare in pensione prima attraverso: l'Ape sociale, l'Ape rosa, Opzione donna. La previsione del governo è di circa 55mila uscite anticipate nel 2022 (delle quali 16.800 con Quota 102 e il resto con Opzione donna e ape social). Il costo stimato si aggira intorno ai 600 milioni includendo i 150 milioni di fondi per i prepensionamenti delle aziende in difficoltà. Questi numeri spiegano la logica dietro le decisioni di Draghi e di Franco: i pensionamenti non devono incidere troppo sul bilancio dello Stato.

La bozza della Manovra: quota 102

Nei giorni scorsi il Governo ha inserito nella bozza della Manovra la proroga di un anno di Opzione donna (con le condizionalità del passato, cioè 58 anni per le dipendenti a 59 per le autonome sempre che si abbiano 35 anni di contribuzione), la proroga di un anno dell'Ape sociale con delle modifiche (tolti i tre mesi dalle fine della Naspi) e l'estensione da 57 a 221 delle mansioni considerate gravose, non sembrano essere sufficienti per i sindacatiLa cosiddetta Quota 102 (cioè la possibilità di lasciare il lavoro con 64 anni di età e 38 di contributi, ma unicamente per il 2022) è giudicata solo una "soluzione tampone", "una misura improvvisata sbagliata e non condivisa - come ha detto il segretario generale della Uil, Luigi Sbarra - che nasconde un inesorabile ritorno all'iniquità delle legge Fornero".

In pensione a 62 anni: ma quanto si perde?

La misura su cui si concentravano le maggiori attese era comunque l'ipotesi di un'uscita anticipata a 62 anni ma con il ricalcolo contributivo per coloro i quali hanno il doppio sistema. Un'ipotesi fatta circolare dal Governo nelle scorse settimane ma che non sarebbe praticabile già dal 2022 ma che sarebbe introdotta dal 2023Secondo questo sistema, che prevede la pensione di vecchiaia con 67 anni di età, l'ammontare della pensione è definito in base ai contributi versati, seguendo il principio “più versi, più avrai”. Un meccanismo in base al quale. più elevata è l'età, più alta sarà la pensione. Chi andrebbe in pensione anticipatamente perderebbe tra il 25 e il 30% dell'assegno (un taglio della pensione che permetterebbe allo Stato di mantenere i conti in Equilibrio e che, in ogni caso, rappresenterebbe un forte disincentivo alle uscite anticipate).