Attilio Fontana
Attilio Fontana

Milano, 25 gennaio 2021 -   La Regione Lombardia ha depositato stamane la rinuncia alla domanda cautelare nel ricorso proposto davanti al Tar del Lazio contro la zona rossa decisa venerdì 15 gennaio a causa di un errore sui dati - poi 'cancellata' venerdì 22 - "avendo già ottenuto la riclassificazione della Regione in zona arancione" ha spiegato l'avvocato Federico Freni che assiste la Regione davanti al tribunale amministrativo. "La domanda cautelare ha perduto la sua attualità e a livello processuale la Regione ha perduto interesse a una decisione urgente. Il giudizio - ha concluso l'avvocato Freni - prosegue ovviamente nella fase di merito per l'accertamento della realtà storica degli eventi".

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La battaglia legale va avanti

"Andiamo avanti nel ricorso perché pretendiamo che veridicità dei fatti venga chiarita anche in sede giudiziaria. Se c'è un errore non è un errore nostro", aveva detto il governatore Attilio Fontana in una conferenza stampa organizzata sabato pomeriggio, dopo che il ministro Speranza nella sua ordinanza aveva parlato di "dati errati" e successivamente "rettificati" da parte della Regione. Ed è proprio l'ordinanza di Speranza, assieme ai verbali della Cabina di regia e del Cts su cui è stata basata, che saranno impugnati dalla Lombardia nel "ricorso allargato" per dimostrare, in sostanza, di non aver comunicato dati errati e che l'errore è invece avvenuto a Roma, nell'algoritmo che ha determinato un indice Rt sintomi anomalo e aveva determinato appunto la "zona rossa" in Lombardia. Tesi nuovamente confermata da Fontana anche ieri, rispondendo al sindaco di Milano Giuseppe Sala che chiedeva di vedere i dati. E che oggi è tornato sulla questione domandando se "i dati sono veri o no?" "Credo che bisogna ripartire da un'interpretazione tecnica, è un fatto tecnico il calcolo dell'Rt, la politica non deve c'entrare nulla a meno che non si scelga una via diversa - ha aggiunto il primo cittadino -. Cioè a meno che non si dica che la politica si prende l'onere di definire delle misure prescindendo da un'analisi tecnica. Ma si è deciso di delegare ad un algoritmo la decisione su quello che i cittadini di una regione possono o non possono fare, quella è la regola. Non avrei nulla da dire se il governo e le regioni decidessero che il sistema va rivisto ma fino ad allora governa questo algoritmo e non è pensabile che solo la Lombardia abbia interpretato nel mondo giusto le cose. Noi vogliamo capire cosa è successo e ritornare con i dati al 12 ottobre".

I sindaci lombardi: "Vogliamo capire se Rt sopravvalutato"

E riguardo ai dati si pronunciano anche alcuni sindaci lombardi. Il loro intento è duplice. Da una parte "ottenere una nuova modalità di accesso ai dati, che sia open source", dall'altra "capire esattamente come sono andate le cose" sulla zona rossa, senza necessariamente "stabilire responsabilità". La ricostruzione dei fatti delle ultime settimane è del sindaco Giorgio Gori, che ha ragionato con gli altri sette sindaci di centrosinistra su quanto accaduto. "Al di là delle polemiche - ha detto - è abbastanza chiaro che la Regione Lombardia trasferisce dei dati che portano un Rt a 1,4 e poi qualche giorno dopo ne invia altri significativamente diversi sui pazienti sintomatici che portano a un Rt a 0,8. L'algoritmo dell'Iss che non funzionerebbe per la Lombardia - ha argomentato - è però il medesimo da 36 settimane per tutte le Regioni". Secondo Gori, è "molto probabile che l'errore vada avanti dal 12 ottobre", giorno in cui cambia il meccanismo di guarigione (non più doppio tampone, ma sufficiente periodo di isolamento di 21 giorni). "In apparenza, è questo il punto da cui inizia a determinarsi il problema: ci sono pazienti che continuano a rimanere nel campo degli infetti". E di conseguenza "è molto probabile che l'errore non riguardi solo questo periodo ma che l'Rt da ottobre abbia registrato una sopravvalutazione. Quello che chiediamo di capire è cosa sia successo da quel momento e se l'errata classificazione riguardi il 15 gennaio o se prima di Natale sia accaduto lo stesso e la Lombardia abbia subito limitazioni che non avrebbe dovuto seguire". Secondo il sindaco di Varese, Davide Galimberti, l'auspicio è "che si possa arrivare presto alla verità: è quanto mai fondamentale ricostituire un rapporto di fiducia tra istituzioni, cittadini e imprese". Emilio Del Bono, sindaco di Brescia, sottolinea anche che "non si può mettere in discussione l'Iss, questo crea ulteriore confusione nei cittadini". Mauro Gattinoni, sindaco di Lecco, ne fa un problema di credibilità: "La credibilità della Regione è messa in discussione ovunque, non possiamo permetterci questi dubbi". Il braccio di ferro tra Iss e Lombardia "ci interessa molto poco, siamo preoccupati perché se non si fa chiarezza su un errore ce lo portiamo avanti e si è tutti più deboli", ha aggiunto Mattia Palazzi, sindaco di Mantova.

Fontana sulla mail: "E' una settimana che lo diciamo"

Sulle responsabilità dell'errore è dunque un continuo botta e risposta. Su Facebook, Fontana ha postato una risposta pubblicazione di una mail esclusiva che proverebbe la richiesta di un ricalcolo dell'indice Rt da parte della Regione al presidente dell'Iss Silvio Brusaferro: "Ieri sera è uscita una notizia incredibile! ‘La Lombardia ha mandato un'email per chiedere il ricalcolo'. Ma scusate, è una settimana che lo diciamo. Abbiamo chiesto il ricalcolo per uscire dalla zona rossa dal primo momento". E ancora: "Dov'è la notizia? In questa email la direzione Welfare si limita a rispondere a una richiesta di chiarimento avanzata dall'Istituto superiore di sanità al fine di risolvere il problema dei calcoli; a differenza di quello che si vorrebbe far emergere questa email non rettifica e non cambia i numeri standard precedentemente inviati. Solo grazie alla nostra iniziativa la Lombardia oggi è zona arancio e molte attività hanno potuto riprendere. La vera notizia arriverà quando chiariranno come l'algoritmo elabora i dati standard giornalieri che stiamo mandando da 11 mesi".