La zona rossa nel Lodigiano
La zona rossa nel Lodigiano

Milano, 28 febbraio 2020 - Regione Lombardia proporrà al Governo di mantenere per un'altra settimana le misure previste nell'ordinanza di domenica scorsa, compresa quindi la chiusura delle scuole e la sospensione dell'attività didattica nelle università in tutta la Lombardia. Ad annunciarlo l'assessore al walfare Giulio Gallera che poi ha reso noti anche i dati aggiornati relativi al contagio: "Le persone positive al coronavirus in Lombardia sono 531, quelle ricoverate 235 e 85 in terapia intensiva. I tamponi, complessivamente, ha anche detto Gallera, sono stati finora 4.835: il 75% è risultato negativo, l'11% positivo e i restanti si stanno ancora processando". I decessi sono saliti a 17, tre in più di ieri. Le persone in isolamento o in sorveglianza atttiva domiciliare sono 8.500.

Le misure economiche e la questione scuole

Il governo ha annunciato la sospensione di tutti i tributi, adempimenti e bollette degli undici comuni più colpiti del Basso Lodigiano. Annunciati inoltre sussidi per i 17.600 lavoratori della zona rossa: le aziende potranno chiedere per 3 mesi la Cig ordinaria con procedure semplificate. Poi Cig in deroga per chi ha meno di 6 addetti e indennità di 500 euro al mese, per tre mesi, per collaboratori, autonomi e professionisti.  Mentre per quanto riguarda la riapertura delle scuole, il premier Conte ha annunciato che una decisione verrà presa sabato 29 febbraio. A questo proposito Regione Lombardia ha chiesto ufficialmente di prolungare per una settimana le misure adottate domenica scorsa, compresa la chiusura delle scuole. Gli atenei lombardi invece hanno giocato d'anticipo, visto che i rettori di 14 università hanno deciso di prolungare la sospensione dell'attività didattica fino al 7 marzo con, comunque, un piano per la didattica a distanza.

Restrinzioni da intensificare

«Non è una situazione facile, scordiamoci che possa essere velocemente risolta». Lo afferma il professor Massimo Galli, direttore delle Malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Lombardia. «Non bisogna limitarsi agli interventi nella zona rossa - aggiunge - ma devono articolarsi misure che portino l'intera area metropolitana fuori dai guai. È una medicina amara, ma non credo ci siamo alternative». 

Gli ospedali della Lombardia alle prese con l'emergenza coronavirus sono «ai limiti della tenuta - ha aggiunto Galli - . Gran parte dei letti, nei reparti di Rianimazione, sono occupati da questa patologia. Alcuni ospedali sono in grave crisi, come Lodi e Cremona, dove registriamo un sovraccarico di pazienti».

I guariti

Ieri per la prima volta, il governatore Attilio Fontana autoisolato ha annunciato in collegamento video che la Lombardia ha i suoi guariti dal coronavirus: 37 persone dimesse dagli ospedali il cui tampone risulta negativo. In calo le ospedalizzazioni. L’assessore Gallera ha sottolineato che "dai 126 ricoverati nella giornata del 24 febbraio siamo passati a 44 il 25 febbraio e a 39 ieri". Un "primo dato, vediamo se sarà confermato" e dimostrerà l’efficacia delle misure di contenimento della diffusione del virus applicate in Lombardia e della blindatura di fatto della "zona rossa" dei dieci comuni del Basso Lodigiano. In un'intervista a Il Giorno, la testimonianza di una donna di Truccazzano, guarita dal coronavirus: "Voglio rassicurare chi ha il tampone positivo: da questa malattia si esce - racconta -. E con meno difficoltà di quanto si possa temere. Non è da sottovalutare, ma neppure da prendere come se fosse peste. Bisogna piuttosto preoccuparsi del fatto che la macchina dell’assistenza non è affatto rodata". (Leggi l'intervista)

La provincia di Bergamo

La Bergamasca conta 72 contagiati confermati, il 18% del totale lombardo (al netto di un 12% in fase d’attribuzione territoriale), al terzo posto davanti alla provincia di Pavia (36 casi) e dietro Lodi (in testa con 159 casi, il 39%) e Cremona, che arriva a 91 contagiati e dove ieri l’Ats Valpadana ha messo in quarantena cento bambini di una primaria paritaria di Soresina, dopo che un compagno di quarta è risultato positivo. Ci sono 50 malati di coronavirus ("anche dalle aree colpite del Lodigiano") ricoverati all’ospedale di Cremona, che ha trasformato in Infettivi una parte del reparto di Medicina, ha sette persone in Terapia intensiva e mercoledì notte ne ha dovute trasferire quattro al Niguarda e al Sacco di Milano. Il direttore generale dell’Asst Giuseppe Rossi ha ringraziato con una lettera gli operatori, l’assessore ha assicurato che in Lombardia "abbiamo ancora 100 posti liberi in terapia intensiva".

I dati degli aeroporti lombardi

Gli effetti del coronavirus si sentono in modo pesante sugli aeroporti della Lombardia. A Malpensa e Linate i passeggeri nei primi tre giorni della settimana sono diminuiti del 32,5%, all'aeroporto di Bergamo Orio al Serio del 30%. Analizzando i dati degli scali milanesi gestiti da Sea ogni giorno il calo si è reso più evidente: -21,6% lunedì, -37,6% martedì, -41,5% mercoledì. Risultato nei primi tre giorni della settimana i passeggeri sono stati 177.785, 85 mila in meno degli stessi tre giorni dello scorso anno. Oltre ai passeggeri calano anche i voli. 

Emergenza a Lodi

Come spiegato stamattina dal governatore Attilio Fontana: "A Lodi improvvisamente nel pomeriggio di ieri c'è stata un affollamento di ricoveri: 51 ricoveri gravi di cui 17 in terapia intensiva. Lodi non ha un numero sufficiente di camere di terapia intensiva per cui sono stati trasferiti in altre terapie intensive della Regione". Sotto controllo invece la situazione all'ospedale di Cremona, ieri sotto pressione per i numerosi pazienti ricoverati con il coronavirus, tanto che tre sono stati trasferiti nei reparti di terapia intensiva di altre strutture della Lombardia. 

Ceppo italiano isolato al Sacco

I ricercatori dell’ospedale Luigi Sacco di Milano hanno isolato il ceppo italiano del Coronavirus I ricercatori milanesi hanno lavorato nel contesto di un’emergenza, con l’ospedale pubblico chiamato a gestire (il Sacco è centro di riferimento per le malattie infettive) molti dei pazienti più gravi dell'emergenza coronavirus. Un passo importante perché: "e si potrà tracciarne il percorso nella popolazione italiana, per appurare se i focolai siano effettivamente due o uno solo, con la certezza non solo del dato relativo alla storia clinica del paziente, ma anche con lo studio sul genoma nei diversi pazienti". E che si potrà anche arrivare "alla datazione di ogni virus, per capire da quanto tempo circola in Italia".