Ricercatori al lavoro
Ricercatori al lavoro

Milano, 28 febbraio 2020 - I ricercatori dell’ospedale Luigi Sacco di Milano hanno isolato il ceppo italiano del Coronavirus. Ci hanno messo un giorno più dei cinque impiegati dai colleghi dello Spallanzani di Roma per identificare il profilo genetico del SARS-CoV-2 nei campioni biologici dei due turisti cinesi ricoverati a fine gennaio all’Inmi, primi casi del nuovo Coronavirus scoperti in Italia. Ma i ricercatori milanesi hanno lavorato nel contesto di un’emergenza, con l’ospedale pubblico chiamato a gestire (il Sacco è centro di riferimento per le malattie infettive) molti dei pazienti più gravi di un’emergenza arrivata ieri 403 contagiati confermati in Lombardia, di cui 216 curati in ospedale, 28 in terapia intensiva; e i suoi laboratori ad analizzare 742 dei 3.075 tamponi processati a ieri in tutta la regione.

Una settimana fa arrivavano al Sacco i primi due contagiati (la moglie incinta all’ottavo mese e un amico del "paziente uno", scoperto positivo la sera prima all’ospedale di Codogno, e ancora intubato al San Matteo di Pavia). Ieri il professor Massimo Galli, primario di Malattie infettive oltre che direttore dell’Istituto di scienze biomediche, ha annunciato il risultato cui ha lavorato "ininterrottamente", per sei giorni e sei notti, un team coordinato dalla professoressa Claudia Balotta, e composto dalle ricercatrici Alessia Lai, Annalisa Bergna e Arianna Gabrieli e dal collega polacco Maciej Tarkowski, insieme al professore associato Gianguglielmo Zehender. Tre ricercatrici e un ricercatore precari, come era precaria Francesca Colavita, stabilizzata allo Spallanzani dieci giorni dopo aver contribuito a isolare il virus dai turisti cinesi.

Agli scienziati milanesi è arrivato, via telefonata al professor Galli, il "grazie" del governatore lombardo Attilio Fontana, autoisolato in guanti e mascherina dopo che una sua stretta collaboratrice si è scoperta positiva al Covid-19. Il team del Sacco, ha spiegato l’infettivologo, ha "isolato il virus di quattro pazienti di Codogno. Virus autoctoni, molto simili tra loro ma con le differenze legate allo sviluppo in ogni singolo paziente". Gli scienziati potranno "seguire le sequenze molecolari e tracciare ogni singolo virus per capire come ha fatto a circolare e in quanto tempo". La scoperta mette un’arma potente nelle mani degli investigatori dell’Istituto superiore di sanità, che secondo Walter Ricciardi, italiano nell’esecutivo dell’Oms, sono riuscite a stabilire un collegamento tra il focolaio del Lodigiano e quello del Veneto.

«Il ceppo che abbiamo isolato è di pazienti che si sono infettati in Italia", spiega la professoressa Balotta, e chiarisce che si potrà "tracciarne il percorso nella popolazione italiana, per appurare se i focolai siano effettivamente due o uno solo, con la certezza non solo del dato relativo alla storia clinica del paziente, ma anche con lo studio sul genoma nei diversi pazienti". E che si potrà anche arrivare "alla datazione di ogni virus, per capire da quanto tempo circola in Italia". L’Istituto di Scienze biomediche è pronto a "isolare i virus di tutti i pazienti ricoverati" e "collaborare con chi ci chiederà l’isolato" per lavorare a nuovi farmaci (oltre a quelli già sperimentati su Ebola) e a vaccini contro il coronavirus.