Ucciso a coltellate in via Milano. Connazionali i presunti killer. Tra loro parlavano in bresciano

All’origine del delitto ci sarebbero forti screzi tra la vittima e il titolare di alcune imprese edili. Ranjiit Singh, di origini indiane, si era licenziato. L’ex datore di lavoro sarebbe il mandante. .

Sono ventenni, o poco più, operai o muratori. Non hanno conti di rilievo in sospeso con la giustizia, sono molto attivi sui social network e Tik Tok. Intercettati, si scopre che tra loro parlano con la medesima disinvoltura la lingua del Paese d’origine e il dialetto, infarcendo le conversazioni di “pota“ e “gnaro“, il tipico intercalare bresciano.

È l’identikit dei cinque indiani presunti assassini di Ranjiit Singh, 51enne connazionale massacrato la sera della vigilia di Natale in un parcheggio pubblico di via Milano a Brescia, fermati nelle scorse ore dai carabinieri tra la Bassa Bresciana e il Cremonese, con l’ex datore di lavoro della vittima, un 48enne - sempre indiano - titolare di più imprese edili tra Leno e Bagnolo Mella.

I militari del nucleo investigativo e del reparto operativo provinciale sono certi che i ragazzi, tramite un conoscente, si siano fatti reclutare dal presunto mandante - l’ex titolare di Ranijt - appunto in cambio di affitti pagati e aiuti vari. Compresi gli appoggi logistici all’estero, dove i cinque si erano rifugiati dopo l’omicidio, salvo poi nelle settimane seguenti tornare a casa, a Leno e a San Giovanni in Croce, dove ieri sono finiti in manette.

L’aggressione mortale alla vittima era stata sferrata in parte sotto gli occhi di alcuni residenti e negozianti di via Milano, perlopiù nordafricani, le cui testimonianze sono state decisive per instradare l’indagine sul binario giusto. I testimoni hanno dato una mano, a differenza delle molte, troppe bocche cucite trovate dagli investigatori nella comunità indiana (non a caso ci sono anche cinque indagati per favoreggiamento).

Gli assassini, si diceva, erano arrivati in via Milano con una vecchia Golf della ditta per la quale fino a poco tempo prima di essere ucciso lavorava anche Ranjit, che è andato incontro a quell’auto non immaginando di trovare la morte. In quattro lo hanno portato di peso tra due auto posteggiate - un quinto faceva da palo - e lo hanno finito a colpi di arma da taglio e sfregiato con un probabile piede di porco.

Le testimonianze, l’auto e le celle telefoniche hanno portato gli investigatori al presunto organizzatore del massacro, con cui la vittima aveva avuto forti screzi, tanto da essersi licenziato. Un conflitto per un credito inevaso vantato da Ranjiit che, pare, aveva pagato l’imprenditore affinché gli procurasse dei documenti (forse un passaporto) senza ottenerli. Il 17 dicembre, per vendicarsi, gli avrebbe incendiato due auto e un furgone, procurandogli un danno da centomila euro. E scrivendo, senza saperlo, la sua fine.