La strage di Erba e la pista della droga, il teste: Azouz aveva paura

Il verbale dell’amico di Marzouk: temeva per moglie e figlio prima del massacro

Olindo Romano e Rosa Bazzi
Olindo Romano e Rosa Bazzi

«Per quello che ha rivelato è stato licenziato due volte in Tunisia. Adesso è senza lavoro". A spiegarlo è il suo legale, l’avvocato Ivano Iai. Abdi Kais è un tunisino di 42 anni, connazionale e amico di Azouz Marzouk, marito di Raffaella Castagna. Secondo i difensori di Olindo Romano e Rosa Bazzi, la sua testimonianza accrediterebbe per la strage di Erba una pista legata a una faida per il controllo dello spaccio di coca fra i tunisini di Merone e una batteria di marocchini. A colloquio con il difensore di Olindo Romano, Kais racconta che la casa di via Diaz a Erba, dove si consumò il massacro, era stata scelta per custodire la droga e i soldi. L’abitazione e tutti i cellulari venivano intercettati, ma nel fascicolo dell’indagine non ce n’è traccia.

Le otto di sera del 19 febbraio di un anno fa. In una saletta riservata dell’Hotel Victoria di Tunisi, Abdi Kais rilascia la sua testimonianza all’avvocato Fabio Schembri, difensore di Romano. "Quando ero in cella nel 2005-2006 Azouz era con me. Il rapporto migliorò, mi parlava dei suoi problemi, delle indagini. Mi diceva, inoltre, che lui è sempre stato innocente e mi riferì che prima della misura cautelare, la Guardia di Finanza disse a Raffaella che vi era una indagine a carico di suo marito, Azouz, e dei fratelli, cioè di tutto il gruppo, fratelli e cugini". "Venivano intercettati - spiega - tutti i cellulari e anche l’abitazione di Azouz, in via Diaz, ma tutto ciò poi non è emerso perché non c’erano i file delle intercettazioni, era pieno di ‘omissis’. L’ho appreso dagli atti della mia misura cautelare".

Abdi Kais, testimone della difesa
Abdi Kais, testimone della difesa

In carcere Marzouk viene picchiato dopo avere avuto "problemi" con alcuni calabresi. Ma non teme solo per sé. "Azouz mi ha detto prima che io uscissi di tenere d’occhio Raffaella e il figlio Youssef. Sembrava molto spaventato e scuro in volto... Sono andato subito da loro e in quel periodo ho cercato di starle vicino". Alla domanda se ci fossero contrasti con gruppi rivali il tunisino disegna uno scenario cruento.

«Abbiamo avuto una faida con i vicini, marocchini, per questioni di cocaina. Fahmi (uno dei fratelli Marzouk, ndr) non rifornì i marocchini e allora si presentarono con dei coltelli, puntandoli alla gola di Amer, dicendogli di portarli sopra, nell’appartamento di Merone. A quel punto sono intervenuti i vicini. Io ho preso dei coltelli dalla cucina per difendermi, ho pensato di gambizzarli, perché si erano presentati per uccidere. Già prima di questo episodio c’era stata una lite nel 2005 sempre per di droga, dove ero stato accoltellato in modo grave, gli altri in modo leggero".

Dopo questi scontri la base viene definitivamente spostata in via Diaz, a Erba. "I guadagni venivano custoditi in casa di Raffaella, con orologi e altri oggetti di valore". "La strage? Ho pensato a una rissa perché Fahmi si stava esponendo sempre di più". "Qualche anno dopo - aggiunge Kais - Azouz mi chiese di testimoniare e la lettera mi costò tre costole".