Rogo fatale in Psichiatria. Il perito super partes:. Elena morì in pochi secondi

Bergamo, l’esperto incaricato dal tribunale sull’incendio al Papa Giovanni XXIII. Il decesso della paziente avvenne a causa dei fumi inalati e dallo choc termico.

Rogo fatale in Psichiatria. Il perito super partes:. Elena morì in pochi secondi
Rogo fatale in Psichiatria. Il perito super partes:. Elena morì in pochi secondi

Una morte quasi istantanea. Questione di secondi, quanti non è stato possibile accertarlo. Nemmeno il perito super partes incaricato dal tribunale, professore Francesco De Ferrari, medico legale dell’università di Brescia, è stato in grado di provarlo. Il decesso sarebbe ricollegabile all’inalazione di fumi e vapori e dello choc termico, responsabile di un rapido arresto cardiorespiratorio. Inoltre, si può ipotizzare in via di approssimazione che il decesso sia avvenuto nell’arco di un certo numero di secondi e non di alcuni minuti. Elena Casetto morì quasi subito nel rogo che lei stessa appiccò e che in breve si sviluppò nella stanza del reparto di Psichiatria dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo: era il 13 agosto del 2019.

Due erano le domande a cui De Ferrari era stato chiamato a dare una risposta. Quale o quali fattori avessero contribuito al decesso e quanto tempo fosse passato dal principio d’incendio alla morte della giovane. Le conclusioni della perizia, richiesta dal giudice Laura Garufi, sono state illustrate nel corso dell’udienza di ieri mattina del processo che vede imputati i due addetti della squadra antincendio Alessandro Boccamino ed Eugenio Gallifuoco, all’epoca dipendenti della società che gestiva il servizio all’ospedale cittadino e assistiti dagli avvocati Francesca Privitera e Stefano Buonocore. Il giudice aveva ritenuto opportuno valutare un terzo parere, essendo discordanti quelli dei due consulenti di parte. Le loro relazioni discordavano sulle tempistiche riguardo il decesso della giovane. Per il consulente del pm la 19enne sarebbe morta in pochi minuti per via dell’effetto termico diretto delle fiamme sul corpo, ma anche per gli effetti del calore sulle mucose delle vie aeree che scatenarono delle reazioni del corpo e possono portare a crisi respiratorie fino all’arresto cardiaco. Di diverso parere la tesi cui era giunto il medico legale della difesa. La sua relazione, infatti, stabiliva che Elena Casetto fosse morta in pochi secondi dall’innesto dell’incendio e che la causa fosse da ricercare nel cosiddetto flash fire, un fenomeno che consiste nell’inalazione di aria a elevate temperature che provoca una reazione nervosa che può chiudere le vie aeree e rallentare il cuore e il respiro portando al decesso in un tempo brevissimo, manciata di secondi appunto. Prossima udienza l’8 aprile.