Morti nel Suv in fondo al lago: Morgan e Tiziana "sono annegati". Resta il giallo dell’auto

Como: primo responso dell’autopsia, la coppia in acqua stava tentando di salvarsi. Da accertare le cause dell’incidente, decisiva la ricostruzione cinematica

Morgan, Tiziana e l'auto ripescata dal Lago di Como
Morgan, Tiziana e l'auto ripescata dal Lago di Como

Morgan Algeri e Tiziana Tozzo sono morti per annegamento. È il primo esito dell’autopsia svolta ieri mattina, che ha escluso altre cause, come l’embolia polmonare. All’esame, svolto dal medico legale Giovanni Scola, incaricato dal sostituto procuratore di Como Giuseppe Rose, era presente anche un secondo medico legale, Paolo Galeazzi, consulente nominato dall’avvocato Giovanni Giorgino, che rappresenta i familiari di Algeri, che sabato sera era alla guida della sua auto precipitata nel lago in viale Geno.

Da questa primissima valutazione, mancano ancora gli esiti degli ulteriori esami di laboratorio, che saranno svolti nelle prossime settimane, per i quali sono stati fatti i necessari prelievi. Le deduzioni complete del medico legale saranno depositate in Procura tre sessanta giorni, tempi tecnici abituali in questi casi. Solo allora, sia il consulente della Procura che quello di parte renderanno note le loro considerazioni sulle circostanze a cui sono andate incontro le due vittime – 38 anni di Brembate lui, 45 anni di Cantù lei – dal momento in cui sono precipitati in acqua, bloccati all’interno dell’auto, fino a quando sono usciti nel drammatico e vano tentativo di salvarsi e di risalire.

L’esito di questo primo accertamento ha quindi confermato una delle due possibilità più evidenti, escludendo altre remote cause. A questo punto, per cercare di capire cosa abbia determinato l’incidente, rimane solo la ricostruzione cinematica, seguita dall’esame dell’auto. Un incarico affidato anche in questo caso a un consulente tecnico della Procura, Salvatore Furfaro, che ha già svolto una serie di accertamenti preliminari. Giovedì mattina, presente nell’area messa sotto sequestro - che comprende lo stallo in cui era parcheggiata la Mercedes Glc 220, i pochi metri di traiettoria verso il lago, la panchina colpita e spostata e la ringhiera abbattuta – ha svolto le prime misurazioni e qualche rilievo. Alcuni dettagli sono evidenti: non solo la panchina e la ringhiera in ferro danneggiate, ma anche i punti in cui l’auto, caduta in avanti, ha speronato una sorta di marciapiede di contenimento che si trova immediatamente sotto la recinzione, e le rocce, sulle quali sono rimasti i segni dell’auto quando ha strisciato prima di inabissarsi.

Da quel momento in avanti, la traiettoria è stata decisa dal peso del veicolo e dalle correnti. Quasi certamente verticale per una quindicina di metri, fino al fondale, per poi forse ribaltarsi in avanti. Un’ipotesi anche in questo caso in attesa di conferma, ma che viene suggerita dal tettuccio superiore in vetro sfondato e dalle modalità dell’imbragatura dei vigili del fuoco per riportare in superficie l’auto. Tutti dati oggettivi, che vengono man mano rilevati e uniti per arrivare ad avere una visione di insieme più possibile vicina alla realtà di quanto accaduto. In questo momento, man mano che gli accertamenti dovuti hanno escluso alcune ipotesi, rimane solo da capire se l’auto possa aver avuto un problema meccanico, elettrico, o tecnico di qualunque genere, tale da farne perdere il controllo nel momento in cui è ripartita alle 22.40 di sabato, per riportare a casa, a Cantù, Tiziana Tozzo: a chi la stava aspettando, aveva promesso che non sarebbe rientrata tardi.