Morgan e Tiziana morti nel lago di Como, i testimoni e l’ipotesi del Suv fuori controllo: nessun segno di frenata

Il mezzo ha travolto una panchina in cemento e abbattuto la balaustra: ascoltato dagli investigatori il referente della concessionaria d’auto

Como – Mentre la Procura di Como disponeva il sequestro dell’area in cui è avvenuto l’incidente che sabato sera ha causato la morte di Morgan Algeri e Tiziana Tozzo, dalle testimonianze raccolte dalla Squadra Mobile di Como, è nuovamente riaffiorato il tema dei problemi all’auto del trentottenne, il Suv Mercedes Glc 220 precipitato nel lago.

Allo stesso tempo, non sono ancora arrivate risposte dai sommozzatori dei vigili del fuoco, che stanno preparando la relazione da inoltrare alla Procura, in cui spiegheranno cosa hanno trovato nel momento in cui sono stati individuati i corpi e l’auto a quindici metri di profondità, nel buio totale e nelle acque gelide del lago. L’unico dettaglio emerso finora riguarda la portiera del lato conducente trovata aperta e i corpi delle due vittime al di fuori dell’abitacolo. Come se, nel tragico tentativo di liberarsi, fossero riusciti ad aprirsi una via d’uscita, ma non abbastanza in fretta da poter anche tornare in superficie. Dalle posizioni in cui sono stati trovati, si spera anche di poter capire se Algeri ha cercato di trascinare la donna verso di sé, per aiutarla a risalire. Una ricostruzione che dovrà essere integrata anche dall’autopsia e dall’accertamento della causa della morte.

Nel frattempo, su disposizione del sostituto procuratore di Como Giuseppe Rose che coordina le indagini, ieri mattina la polizia ha messo sotto sequestro l’area coinvolta nell’incidente, limitatamente allo stallo del parcheggio occupato dall’auto quando era ferma, e il tratto fino alla ringhiera. In sostanza, i pochissimi metri percorsi dal veicolo quando si è messo in brusco movimento, ha spostato a novanta gradi una panchina di cemento, non ancorata a terra, e abbattuto la balaustra in ferro. Il provvedimento, disposto tre giorni dopo i fatti, è funzionale a svolgere accertamenti su ogni aspetto di quanto accaduto, per arrivare a una ricostruzione che faccia comprendere l’esatta dinamica dello spostamento, anche in relazione agli ostacoli incontrati. Ma di fatto, dimostra come ancora oggi non sia stata isolata un’ipotesi prevalente sulle cause che hanno determinato la spinta in avanti della Mercedes.

Il parcheggio messo sotto sequestro
Il parcheggio messo sotto sequestro

Ieri sono stati ascoltati diversi conoscenti e amici di Algeri. Innanzi tutto l’ex compagna: è stata lei a confermare che l’uomo le aveva riferito di alcuni problemi manifestati dall’auto, soprattutto durante la partenza. Sono stati inoltre ascoltati il socio dell’uomo e un referente della concessionaria in cui era stato acquistato il veicolo. Ma, se genericamente si può pensare a un problema meccanico o elettrico dell’auto, oppure a un errore umano di manovra, nei fatti non si riesce a comprendere come, materialmente, non sia stato possibile fermare o frenare quell’auto nel momento in cui si è messa in moto, con una forza tale da spostare una panchina in cemento e abbattere una recinzione in ferro.

Risposte che potranno arrivare solo da accertamenti tecnici sulle parti meccaniche e sull’impianto elettrico, che devono ancora essere affidati e che non impiegheranno tempi brevissimi. Nessuna telecamera è presente in quel parcheggio, e gli unici due testimoni che hanno assistito alla caduta in acqua, seduti all’interno di un’auto poco distante, hanno solo visto la Mercedes andare verso la ringhiera a cadere nel lago.