L’omicidio di Diva Borin. Si torna in aula

Il processo per l'omicidio di Diva Borin, l'anziana di Brescia strangolata con un foulard, tornerà in aula il 29 marzo. Il badante accusato, Salvatore Spina, era stato assolto nel primo grado, ma il pm ha impugnato il verdetto. La procura sostiene che Spina mirasse al patrimonio della vittima, ma il gup ha definito gli indizi ambigui. Ora l'Assise d'appello dovrà pronunciarsi.

L’omicidio di Diva Borin. Si torna in aula
L’omicidio di Diva Borin. Si torna in aula

Tornerà in aula il 29 marzo, davanti alla Corte d’assise d’appello, l’omicidio di Diva Borin, la 87enne di Brescia trovata morta in casa, a Brescia, il 2 marzo 2019, strangolata da un foulard. A ucciderla per la procura fu Salvatore Spina, il badante tuttofare dell’anziana, che dal processo di primo grado uscì assolto con formula piena. Il pm Antonio Bassolino, che per l’unico imputato (sempre rimasto a piede libero) aveva chiesto 21 anni e mezzo di carcere, ha impugnato il verdetto.‘Solo un ragionamento speculativo fine a sé stesso’ puo’ ritenere il compendio indiziario frutto di mera casualità’ ha scritto nel ricorso. Stando all’accusa il 42enne di Travagliato mirava al patrimonio della nonnina, una tesi stigmatizzata dal difensore, l’avvocato Giacomo Nodari, e pure dal gup, Andrea Gaboardi, secondo cui gli elementi indiziari “non appaiono né gravi, né precisi né univoci, rivelandosi anzi talmente ambigui da lasciare spazio a molteplici possibili ricostruzioni alternative“. Per non dire del movente ereditario, “di una tale labilità da renderlo inconsistente“. “Non emergono elementi per sostenere che il nucleo familiare di Spina versasse in condizioni di difficoltà economiche o fosse soverchiato da debiti“ si legge in sentenza. Per la procura l’omicidio fu compiuto tra le 19,30 e le 20,30 del 1° marzo, ma in primo grado la ricostruzione fu ritenuta “sganciata da ogni dato scientifico“. Ora il pm Bassolino ha chiesto la rilettura del caso e a pronunciarsi sarà l’Assise d’appello. Il gup avrebbe “sconfessato il perito (il prof. Paolo Fais, ndr) e si registra un appiattimento sulle tesi della difesa sfornito di adeguata motivazione“.