PAOLA PIOPPI
Cronaca

L’inferno nel salotto di casa. Maltrattamenti e lesioni. Condanna al marito violento

Carugo, il quarantasettenne era in carcere per aver aggredito con un coltello la moglie. Di fronte ai giudici ha sempre negato le aggressioni, ma dovrà scontare 5 anni e 8 mesi.

L’inferno nel salotto di casa. Maltrattamenti e lesioni. Condanna al marito violento

L’inferno nel salotto di casa. Maltrattamenti e lesioni. Condanna al marito violento

Le indagini erano iniziate quando la donna era arrivata in pronto soccorso, in piena notte un anno fa, con una coltellata alla gamba, dopo essere sfuggita all’ennesima aggressione del marito. Aveva guidato da sola, mentre chiamava i carabinieri di Mariano Comense chiedendo aiuto. L’uomo, un marocchino di 47 anni residente a Carugo, era stato arrestato e condotto in carcere, dove si trova tuttora: finito a processo con giudizio immediato davanti al Tribunale Collegiale di Como, è stato condannato a 5 anni e 8 mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate. Durante il processo sono stati sentiti i carabinieri che avevano raccolto la prima denuncia e portato avanti le indagini per verificare tutto quanto dichiarato dalla vittima, una donna di 26 anni, ottenendo fin da subito la misura cautelare per il marito e garantire le condizioni di sicurezza per la donna e la bambina, ancora piccola.

I problemi con il marito erano nati dopo la nascita della bimba, quando l’imputato aveva iniziato ad avere atteggiamenti sempre più possessivi e prevaricatori nei confronti della moglie, impedendole di indossare i pantaloni o un certo tipo di abbigliamento, ritenuto non adatto a una madre, limitandone i movimenti e cercando di farle abbandonare il posto di lavoro. Erano iniziate le aggressioni e le scenate sempre più violente, fino all’accoltellamento, avvenuto davanti alla bimba, al culmine di un lungo attacco d’ira durante il quale l’uomo aveva sfasciato arredi e ogni oggetto che gli era capitato tra le mani.

Fin da subito aveva negato di aver ferito la moglie, sostenendo che la donna si era procurata da sola quella lesione durante la lite. Non è però riuscito a convincere i giudici – Valeria Costi, Veronica Dal Pozzo e Valerio Maraniello – che lo hanno condannato.