Il disastro del treno: "Sono sopravvissuto perché ero seduto nell’ultima carrozza"

Angelo Sala all’epoca aveva 15 anni, arrivava tutti i giorni da Olgiate Molgora per andare al lavoro in fabbrica. Ha partecipato alla commemorazione al sottopasso .

Il disastro del treno: "Sono sopravvissuto perché ero seduto nell’ultima carrozza"

Il disastro del treno: "Sono sopravvissuto perché ero seduto nell’ultima carrozza"

OLGIATE MOLGORA (Lecco)

Si è salvato solo perché quella terribile mattina si trovava sull’ultima carrozza, uscita indenne dal disastro. E oggi abita a due passi da quel sottopasso, quasi un segno di ringraziamento nei confronti del destino.

C’era anche Angelo Sala, uno dei superstiti, ieri mattina alla cerimonia della posa della corona d’alloro con la quale l’amministrazione comunale ha voluto commemorare il disastro ferroviario del sottopasso di viale Libertà del 5 gennaio 1960, la cui targa di ricordo è affissa dal 2011 sul pilastro centrale.

A scaldare il momento commemorativo è stata soprattutto la testimonianza di Angelo Sala, uno dei sopravvissuti di quell’immane tragedia, in cui, a causa probabilmente di un errore umano, anche per via della forte nebbia di quel giorno, il treno 341 proveniente da Sondrio e diretto a Milano deragliò in un punto in cui le rotaie erano leggermente deviate e rette da un sostegno provvisorio (dovuto ai lavori in corso per il sottopasso), facendolo schiantare contro il muro di una fabbrica vicina e provocando lo sprofondamento di alcuni vagoni di sotto.

Il disastro provocò 17 morti e 124 feriti, uno degli incidenti più gravi della storia di Monza.

"Avevo 15 anni e, venendo da Olgiate Molgora, mi trovavo in treno per andare al lavoro in una fabbrica di via Enrico Da Monza, che raggiungevo a piedi dalla stazione – racconta Angelo Sala –. Mi trovavo all’ultima carrozza perché mi era più congeniale alla discesa per arrivare prima in ditta. Ero di spalle rispetto alla direzione di marcia. Ad un certo punto, quella mattina, ho sentito un frastuono clamoroso. È stato davvero terribile".

La forza di volontà è ciò che lo ha aiutato a superare quel momento. "Come mi hanno insegnato i miei genitori, il dovere doveva venire prima di ogni cosa. Sono andato avanti a lavorare nella ditta di Monza, per poi passare ad un’altra di Milano associata alla Pirelli, dove ho lavorato per altri 42 anni – prosegue il sopravvissuto –. Da giovane ho proseguito gli studi lavorando di giorno e studiando di sera, qui all’Hensemberger di Monza. Ora da qualche tempo vivo qui, a due passi da questo sottopasso, quasi come segno del destino, decidendo di rimanere a metà strada tra dove vive un mio figlio, Milano, e dove sta l’altro, Merate".

A deporre la corona, il sindaco di Monza Paolo Pilotto e una nutritga delegazione fra assessori e consiglieri regionali e comunali, più alcuni componenti della Consulta Libertà.

"Su quel treno e in quella tragedia sono stati coinvolti lavoratori, impiegati, piccoli imprenditori, studenti, ferrovieri – ha detto il sindaco – tante storie di vita che si sono fermate quel giorno per un incidente. I lavori in corso avrebbero dovuto limitare la velocità di transito a 10 chilometri l’ora, che invece è stata, anche a causa della nebbia, di 90. II mio pensiero va a tutti i poveri pendolari che sono rimasti vittime di questo terribile evento e ai loro cari. Vicende come queste devono farci riflettere sull’importanza della sicurezza sul lavoro e di quella dei mezzi pubblici".

Commosso infine il ricordo di Giovanni Vergani, cittadino attivo della Consulta Libertà che nel 2010 promosse l’affissione della targa commemorativa, su richiesta di un parente delle vittime, avvenuta un anno dopo: "Il ricordo di quell’immane tragedia mi è sempre vivo nel cuore, grazie ai racconti di mio papà e mio nonno, che sono stati testimoni oculari e soccorritori, e della mia mamma che lavorava proprio nella ditta in cui alcuni vagoni andarono a finire. Da allora, come ogni anno, dico una preghiera per le 17 vittime e i loro familiari".