Carabinieri e finanzieri coprono il corpo di don Roberto, sopra Ridha Mahmoudi
Carabinieri e finanzieri coprono il corpo di don Roberto, sopra Ridha Mahmoudi

Como, 17 settembre 2020 - Voleva uccidere qualcuno, a ogni costo. Trovare un colpevole della sua condizione di clandestinità, di indesiderato in Italia, il Paese in cui ha trascorso gli ultimi 27 anni, celebrato un matrimonio, costruito una vita stabile che si era man mano sgretolata. I primi della lista erano i suoi avvocati, attesi inutilmente fuori dal Tribunale nei giorni scorsi, per poi ripiegare su don Roberto, ritenendo che anche lui lo avesse ingannato. Ridha Mahmoudi, il tunisino di 53 anni che martedì mattina ha accoltellato il sacerdote davanti alla sua parrocchia, alla polizia della Squadra Mobile ha rivendicato con fermezza la sua intenzione, convinto che tutti stessero facendo il suo male. Anche chi lo aiutava, considerato bugiardo e traditore. Lunedì aveva aspettato don Roberto a Porta Torre, una delle tappe di distribuzione della colazione ai senzatetto. "Mi hai tradito – gli ha rinfacciato – sono nei guai per colpa tua... Anche tu sei complice": lui aveva cercato di spiegargli che le espulsioni dipendono dal Prefetto, ma Mahmoudi non ne aveva voluto sapere.

Il giorno successivo ci sarebbe stata l’udienza definitiva davanti al Giudice di Pace per decidere il suo allontanamento dall’Italia: "Avevo paura che venissero a prendermi per portarmi al rimpatrio", ha detto. L’uomo ha riconosciuto di aver ricevuto aiuto, non abbastanza da sradicare la sua convinzione: "È vero – ha ammesso – spesso don Roberto mi ha dato da mangiare, ma poi mi ha tradito". Alla polizia, ha elencato a memoria tutto il suo percorso processuale, una sequenza precisa di nomi e date. Dal 2015 combatteva contro i ricorsi ai decreti di espulsione, uno dei quali accolto per una malattia agli occhi, che poi un medico ha ritenuto curabile anche in Tunisia. Il suo nome si era così aggiunto all’elenco di tutti quelli che si erano occupati di lui, e che secondo Mahmoudi si erano coalizzati per cacciarlo. A partire dai suoi avvocati, i fratelli Carlo e Vittorio Rusconi che avevano seguito i suoi ricorsi.

Armato di un grosso coltello da cucina acquistato a giugno, che teneva sempre con sé, nei giorni scorsi li aveva aspettati vicino al Tribunale. Ma i due avvocati non si erano visti, così martedì mattina ha inventato una scusa, il mal di denti, e ha raggiunto la parrocchia di San Rocco. Il sacerdote gli ha assicurato che a metà mattina lo avrebbe portato in ospedale, poi si è voltato per continuare a caricare l’auto. Ricevendo la prima coltellata, alla base della nuca. In queste ore il medico legale, incaricato dal sostituto procuratore Massimo Astori, ricostruirà la sequenza di colpi inferti, e confermerà la compatibilità con il coltello trovato insanguinato a poca distanza dalla vittima, mentre questa mattina è previsto l’interrogatorio di convalida del suo arresto.