Don Roberto Malgesini è stato ucciso con un fendente al polmone
Don Roberto Malgesini è stato ucciso con un fendente al polmone

Como, 19 settembre 2020 - Risposte evasive, contraddittorie, provocatorie. Fonti di prova che già possono essere dichiarate gravi indizi di colpevolezza, e un’indole "eccezionalmente violenta", unita a una "assoluta pericolosità sociale". Sono le premesse che hanno portato il gip di Como Laura De Gregorio a convalidare l’arresto di Ridha Mahmoudi, tunisino di 53 anni, accusato dell’omicidio di don Roberto Malgesini, ed emettere custodia cautelare in carcere.

Dopo la piena confessione resa alla Squadra Mobile di Como martedì pomeriggio, nell’immediatezza dell’arresto, davanti al giudice ha cambiato versione: "Il prete non l’ho ammazzato io – ha detto – ma l’avete ammazzato voi", sostenendo l’idea di un complotto ordito da prefetto, poliziotti e giudici contro di lui per espellerlo dall’Italia. Così, dice il giudice facendo proprie la ricostruzione a cui sono arrivate le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Massimo Astori, "Mahmoudi ha realizzato il suo piano con fredda determinazione" attuando un progetto omicida che "risale a luglio, mese in cui aveva acquistato l’arma utilizzata per il delitto", un coltello da 22 centimetri di lama che portava con sé da settimane.

Allo stesso tempo, il giudice non ha percepito "un dubbio in ordine alla capacità di intendere e volere al momento del fatto", in quanto "la scelta del momento in cui commettere il delitto non è stata accidentale", ma al contrario "l’uomo ha cercato le condizioni più propizie".

Le 7 del mattino, un orario in cui sapeva che non sarebbe passato nessuno. Eppure un testimone oculare di quel drammatico delitto c’è: un uomo che stava portando a spasso il cane, che ha visto distintamente Mahmoudi accoltellare don Roberto. Per quanto gli elementi a carico dell’arrestato siano ormai parecchi, il magistrato ha disposto una serie di ulteriori accertamenti, soprattutto a fronte dell’atteggiamento tenuto durante l’interrogatorio di convalida: il repertamento delle macchie di sangue perso dal tunisino lungo il percorso verso i carabinieri, l’analisi delle impronte digitali e del dna lasciati sul coltello abbandonato vicino alla vittima. Nel frattempo sono state acquisite le telecamere di sicurezza, che hanno ripreso i momenti dell’arrivo e della fuga di Mahmoudi, ma non l’aggressione.