Don Roberto Malgesini durante una funzione
Don Roberto Malgesini durante una funzione

Como, 16 novembre 2020 - Don Roberto Malgesini è un esempio per la chiesa universale. A dirlo è stato Papa Francesco al termine dell’omelia pronunciata in occasione della Giornata mondiale dei poveri che sembra fatta apposta per quello che in vita era stato ribattezzato “il prete degli ultimi”, ucciso lo scorso 15 settembre da un immigrato irregolare al quale aveva offerto più volte il suo aiuto. "Questo prete non faceva teorie – ha detto il pontefice – semplicemente, vedeva Gesù nel povero e il senso della vita nel servire. Asciugava lacrime con mitezza, in nome di Dio che consola". Un ricordo che è arrivato alla fine di un’omelia ispirata dalla parabola dei talenti, da sfruttare appieno secondo Papa Francesco, proprio come ha fatto don Malgesini con i poveri.

«Spesso guardando la nostra vita vediamo solo che quello che ci manca e cediamo all’illusione del magari che ci impedisce di vedere il bene e il male e ci fa dimenticare i talenti che abbiamo – ha ricordato il Papa – Eppure Dio ce li ha affidati perché si fida di noi nonostante tutte le nostre fragilità. Il bene se non si investe si perde, non serve per vivere chi non vive per servire. La più grande povertà da combattere è la nostra povertà d’amore". È a questo punto che Papa Francesco ha reso omaggio a don Malgesini che già lo scorso 16 settembre, subito dopo l’omicidio avvenuto il giorno prima, aveva elogiato come un martire, tanto da inviare il suo elemosiniere, il cardinale Konrad Krajewski, a celebrare la messa di commemorazione a Como e incontrare i genitori che lui stesso ha ricevuto in Vaticano lo scorso 14 ottobre.

"L’inizio della giornata di don Roberto era con la preghiera, per accogliere il dono di Dio – ha concluso il pontefice - Il centro della giornata la carità, per far fruttare l’amore ricevuto, la fine una limpida testimonianza del vangelo. Questo perché aveva compreso che doveva tendere la sua mano ai tanti poveri che quotidianamente incontrava, perché in ognuno di loro vedeva Gesù". Ieri don Roberto è stato ricordato anche a Como, nella chiesa di San Rocco della comunità pastorale Beato Scalabrini di fronte alla quale è stato barbaramente assassinato due mesi fa. L’aggressione è avvenuta nella piazza di fronte alla chiesa, a pochi metri dall’abitazione dove il sacerdote abitava.

Erano le sette di mattina, ma don Roberto era già in piedi da due ore, dopo le preghiere della mattina si era messo a preparare il tè e il caffè da distribuire ai senza tetto che dormono sotto il porticato di San Francesco e negli altri rifugi improvvisati nel centro storico di Como. Il suo assassino, Ridha Mahmoudi, 53enne tunisino, con numerosi decreti di espulsione a proprio carico e ancor più manie di persecuzione, lo ha avvicinato con la scusa di un mal di denti e quando don Roberto si è girato, per caricare le colazioni nel bagagliaio della sua Panda, l’ha aggredito con un coltello. Nel suo delirio l’extracomunitario, che dal 2015 vive in strada, pensava che il sacerdote facesse parte di un complotto ordito alle sue spalle con il concorso della prefettura comasca e dei suo stessi legali. Prima ha ammesso l’omicidio costituendosi in questura e poi nel corso del primo interrogatorio di garanzia ha ritrattato tutto. Rimane lo stesso in custodia in carcere in attesa del processo che dovrà stabilire anzitutto se quando ha ucciso don Roberto era in grado di intendere e volere.