Gli ex dipendenti della casa da gioco durante il presidio permanente in paese
Gli ex dipendenti della casa da gioco durante il presidio permanente in paese

Campione d'Italia (Como), 6 gennaio 2019 - Nella calza della Befana c’è solo carbone per Campione d’Italia, che si aspettava un contributo di cinque milioni di euro una tantum indispensabili per tappare qualche buco del bilancio in default. Invece a Roma sono rimasti sordi all’appello lanciato qualche settimana fa dal commissario Giorgio Zanzi: nella legge di Bilancio all’exclave sono stati destinati "appena" 10 milioni di euro, la stessa somma assegnata già l’anno scorso quanto tutte le cose all’apparenza andavano bene per pareggiare le fluttuazioni del cambio tra franco ed euro.

Una cattiva notizia, l’ennesima negli ultimi mesi ma la prima del 2019, che arriva dopo il maxi licenziamento dei 469 dipendenti del Casinò Campione d’Italia diventato effettivo il giorno di San Silvestro. Non che in Comune se la passino molto meglio, qui in lista di mobilità sono finiti 86 impiegati su 102 dipendenti, anche se i conti andranno in parte rivisti perché 11 lavoratori si sono fatti assegnare ad altri enti pubblici in territorio italiano.

A far cambiare idea al Governo potrebbe essere il Tar del Lazio, che a febbraio sarà chiamato a esprimersi sui tagli di personale in municipio, e soprattutto il commissario straordinario che entro fine gennaio dovrà essere nominato dal premier Giuseppe Conte, una volta sentiti Salvini, Di Maio e Tria. Una figura che qui è attesa come il salvatore della patria anche perché da lui dipenderà la riapertura della casa da gioco, che rappresenta praticamente l’unica fonte di reddito. Uno dei primi a incontrarlo, una volta designato, sarà proprio il commissario Giorgio Zanzi che dal casinò aspetta 19 milioni e 531mila euro di contributi dovuti e mai versati.

Un affare di competenza del Tribunale Fallimentare di Como che alla voce Casinò Campione d’Italia ha già in elenco almeno 200 creditori che vantano richieste per oltre 80 milioni di euro. Un numero destinato a crescere entro le prossime settimane quando nel fallimento si insinueranno anche gli orami ex lavoratori, che vantano il Tfr, la tredicesima e in alcuni casi anche qualche stipendio arretrato. Rispetto a quanto aveva stimato il commissario ad acta Angela Pagano, inviata nel luglio scorso dalla Prefettura di Como per affiancare l’allora sindaco Roberto Salmoiraghi che aveva dichiarato il pre-default, il debito tra Casinò e Comune si è praticamente dimezzato scendendo da 44 milioni e 208mila euro a 19 milioni e mezzo di euro. Soldi più virtuali che reali visto che il casinò può contare solo sul suo avviamento e il suo marchio, seriamente minato da mesi di inattività, non sulla sede che risulta di proprietà del Comune, peraltro ancora impegnato a pagarne il mutuo.