Campione d'Italia (Como), 13 giugno 2018 - Tre milioni di euro presi in prestito dalla banca destinati a investimenti e inghiottiti dall’enorme buco di bilancio del casinò e del Comune. Nuovi guai sui vertici della casa da gioco e del municipio di Campione d’Italia, per i quali la Procura di Como ha pronta una nuova accusa: bancarotta preferenziale.

Ieri la Guardia di finanza è tornata nell’exclave italiana sul lago di Lugano per per perquisire gli uffici, trovare documenti e consegnare quattro avvisi di garanzia. Gli indagati sono Marco Ambrosini, amministratore unico dell’eldorado dell’azzardo dal 28 giugno, Roberto Salmoiraghi, il sindaco, coinvolto in qualità di rappresentante del socio unico che ha incassato buona parte di quei milioni “in via preferenziale” appunto, e due funzionari della Banca popolare di Sondrio, in concorso fra loro, Domenico Ramanzina, direttore della filiale di Campione, e Fulvio Maxenti, responsabile dell’ufficio affidamenti, quelli che avrebbero concesso il denaro. Le perquisizioni, svolte nei luoghi di lavoro degli indagati, sono state disposte per cercare riscontri alle ipotesi della Procura, nel fascicolo scaturito dall’istanza fallimentare presentata a gennaio dal procuratore capo di Como Nicola Piacente, e dal sostituto Pasquale Addesso. Dopo essere stata dichiarata fallibile dal Tribunale, la società di gestione è ora in attesa di presentare un piano di ristrutturazione entro il 25 luglio. Ma nel frattempo gli inquirenti vogliono capire come siano state gestite le ingentissime somme che quotidianamente passano dalla società che gestisce i tavoli verdi e le slot e l’amministrazione che la controlla. Così la Finanza ha acquisito tutte le carte sui conti. Nel mirino, in particolare, i famosi tre milioni di euro di mutuo concessi dalla Popolare di Sondrio il 28 dicembre scorso, per finanziare il progetto di Villa Mimosa. Un edificio d’epoca di proprietà comunale, che doveva essere messo a disposizione del casinò per la creazione di una casa da gioco riservata ai ricchi clienti orientali con cui si contava di risolvere l’emergenza dei conti. Un progetto non sviluppato.

E il denaro, secondo la Procura, avrebbe avuto ben altra destinazione: due milioni e 600mila euro sarebbero stati versati al Comune a titolo di acconto delle decadi del 2017, vale a dire i versamenti obbligatori a favore dell’ente pubblico, su cui gravano forti arretrati, e 300mila euro sarebbero invece tornati alla banca, come pagamento di una rata del mutuo. Generando, in questo modo, quella che tecnicamente si definisce una “gestione preferenziale” del denaro, da parte di una società sull’orlo del fallimento. L’indagine per bancarotta si aggiunge così a quella per peculato aperta un anno fa, scaturita da un esposto dello stesso Salmoiraghi, all’epoca consigliere di minoranza, relativo ai ritardi di pagamento delle decadi: quantificato ora in oltre 23 milioni di franchi, coinvolge i precedenti amministratori della casa da gioco.