
Donatella Di Rosa in una foto d’epoca
Brescia – Doveva presentarsi in aula, chiamata a deporre dalla difesa di Marco Toffaloni, l’ex ordinovista veronese da anni cittadino svizzero, imputato della strage di piazza della Loggia, all’epoca sedicenne. Ma non si è vista. Il presidente del collegio, Federico Allegri, ne ha disposto l’accompagnamento coatto il 19 dicembre. È Lady Golpe, al secolo Donatella Di Rosa, oggi 65 anni, chiacchierata e piacente signora nota per le sue rivelazioni - poi giudicate infondate - su un presunto colpo di Stato architettato tra gli anni ‘80 e ‘90 da militari, tra cui l’ex marito, colonnello dell’esercito Aldo Michittu e il comandante Franco Monticone, suo amante, con il neofascista dei Nar Gianni Nardi. Nulla fu provato, eccetto le calunnie, che le costarono il carcere. Di Rosa è tornata in auge un paio di anni fa, come teste nell’inchiesta sugli esecutori dall’ex comandante del Ros, il generale Massimo Giraudo.
Oggi la donna punta il dito contro il superinvestigatore, destinatario di un esposto per presunte molestie e stalking. Una settimana fa Di Rosa ha inviato al Tribunale un “memoriale“ annunciando di volerla fare finita, sentendosi una vittima di “torture”, “minacce”, sola e abbandonata, tradita. “Ho sofferto molto e ingiustamente come afferma più volte il grande inquisitore Giraudo, che dice la verità solo quando non parla di me – recita la lettera –. Ho vissuto da moglie di colui indicato da Giraudo come uno dei protagonisti occulti della strage, che mi ha sacrificata, protetto da personaggi così potenti da non farlo nemmeno sfiorare da un indagine. È vero, quest’uomo è stato mio marito, il mio carnefice e nonostante quel che sapevo ho sempre taciuto: dopo quel che mi avevano fatto sapevo che avrei potuto pagare un prezzo più alto. Dal dicembre 2023 ho vissuto solo per proteggere telefono, documenti, agende e foto che non solo dimostrano l’indole crudele e manipolatoria di Giraudo ma che confermano che cosa abbia fatto Michittu”.