MARTA MIRCALLA PRANDELLI
Cronaca

Ragazzina picchiata dalla bulla, calci e capelli strappati. Il papà: “Ha paura, ora dobbiamo accompagnarla a scuola”

Brescia, intervista al padre della 14enne aggredita alla fermata dell’autobus per essere intervenuta in difesa di due compagne: “Ha fatto la cosa giusta”

Stop al bullismo

Stop al bullismo

Brescia, 6 febbraio 2024 – I capelli strappati. Gettata a terra, presa a calci e pugni. “Aggredita e umiliata”. I compagni, attorno, spettatori o addirittura complici: gli smartphone a riprendere la scena, i video come trofei di caccia. “Qualcuno incitava persino la bulla a infierire”. Sono “adolescenti qualunque”, racconta un papà con tutta la tristezza che l’espressione contiene. Sua figlia, ragazzina bresciana, 14 anni, è stata “punita” da una 15enne perché troppo “coraggiosa”. “Non si è voltata dall’altra parte, è intervenuta in difesa di due compagne di classe minacciate e insultate. Ha fatto la cosa giusta”. E i genitori dell’istituto? “Anziché prendersela con la bulla “condannano“ mia figlia. Dicono: “Doveva farsi i fatti suoi...””. Ora, dopo l’aggressione, è taciturna e introversa: “Lei sempre così sorridente, è irriconoscibile. Ha vissuto un trauma”. Dal giorno del pestaggio, il 2 febbraio, va a scuola “accompagnata” dai genitori. Mai sola e mai in autobus. Per evitare rischi.

Quando è iniziato l’incubo? “C’era stato un primo fatto grave a scuola. Una 15enne aveva aggredito un’alunna di 14 ed era stata sospesa. Da lì la situazione è precipitata. La bulla ha organizzato un raid punitivo, una ritorsione contro chi aveva segnalato il suo comportamento violento".

E cosa è successo? “La bulla si è scagliata sulle vittime davanti a tantissime persone alla fermata del bus. Le uniche che hanno cercato di fermare la violenza sono state mia figlia e una sua compagna. La bulla se l’è presa con entrambe”.

Cosa le ha raccontato sua figlia? "Che si è trovata accerchiata, indifesa. La bulla era spalleggiata da un gruppetto di sostenitori e dal fidanzatino. Urlavano: “Falle male”, “la deve pagare“. Altre coetanee l’hanno insultata. Qualcuno filmava con il telefonino. A mia figlia sono state strappate ciocche dalla testa fino al cuoio capelluto. E poi: calci in pancia, pugni, spintoni. Arrivati al Pronto soccorso temevamo avesse riportato anche lesioni interne. Alla fine, fortunatamente, ha avuto solo cinque giorni di prognosi”.

Ora come sta? "È tornata in classe anche se non va più a scuola in autobus. I ragazzi di quel branco fanno lo stesso viaggio, abbiamo dovuto rimodulare gli spostamenti di nostra figlia. Percorsi che teniamo riservati, per proteggerla, fino all’ingresso in aula in piena sicurezza”.

Che reazione hanno avuto i vertici della scuola? "Il direttore, che ringraziamo, ha reagito con la massima fermezza e ha emesso altri provvedimenti disciplinari”.

Intanto il legale che assiste la famiglia ha inviato una lettera alla scuola: "L’educazione al rispetto degli altri deve essere insegnata prima ai genitori e poi ai figli. I miei assistiti chiedono che l’istituto si adoperi con una campagna di sensibilizzazione ai temi della non violenza, della non discriminazione di ogni genere e del rispetto della vita propria e altrui. Ritengono necessario un incontro alla presenza di tutti i genitori, compresi quelli dell’aggressore”. Oggi, a scuola, un’assemblea affronterà il caso.