GABRIELE MORONI
Cronaca

Uccise lo zio in fonderia, Giacomo Bozzoli è ufficialmente latitante. All’estero con la famiglia

Il nipote della vittima è atteso in carcere per scontare la condanna definitiva. I suoi cellulari risultano staccati. Sarebbero in un Paese non lontano dall’Italia, trattativa con gli inquirenti per farlo tornare

Giacomo Bozzoli

Giacomo Bozzoli

Marcheno (Brescia) – Giacomo Bozzoli da ieri è ufficialmente latitante. Il decreto di latitanza è stato emesso in serata con la firma del giudice della prima sentenza, il presidente della prima sezione penale del tribunale di Brescia, Roberto Spanò. Dieci giorni sono trascorsi da quando Giacomo Bozzoli pare essere sparito da tutti i radar per entrare nella dimensione della irreperibilità. Dieci giorni dall’ultimo accesso a WhatsApp alle 3.30 della notte fra domenica 23 giugno e il lunedì successivo. Orario strano, singolare ma è l’ultimo in cui il telefono di Giacomo risulta online. In ogni caso le sue utenze risultano staccate.

Dieci giorni da quando i vicini di casa Soiano del Garda, sulla sponda bresciana del lago, non avvistano Giacomo, la moglie, il loro bambino di otto anni. La bella villa in pietra, dove ora la presenza dai carabinieri è pressoché stabile, dà l’impressione di essere chiusa da tempo. Il giardino a cui il proprietario dedicava una cura particolare suggerisce una idea di abbandono. L’erba del prato è cresciuta. Le foglie degli alberi si sono depositate sul muretto di recinzione e sul perimetro attorno alla costruzione. Lì, lunedì sera attorno alle otto, hanno suonato i carabinieri che avrebbero dovuto prelevare Giacomo per condurlo in carcere. Poche ore prima la Corte di Cassazione aveva cristallizzato e resa definitiva la sua condanna all’ergastolo per l’omicidio dello zio Mario e la distruzione del suo cadavere. La procura di Brescia aveva ricevuto l’estratto della sentenza della Suprema Corte ed emesso l’ordine di carcerazione.

Dopo nove anni pareva la conclusione di una storia tragica quanto fosca, iniziata la sera dell’8 ottobre del 2015 nella fonderia della famiglia Bozzoli a Marcheno, quando Mario, titolare insieme con il fratello maggiore Adelio, si smaterializzò subito dopo aver telefonato alla moglie per avvertirla del suo rientro. Giacomo non è stato trovato e sono già zampillate le polemiche. Viene cercato. Nella mattinata di ieri l’ordine di esecuzione della condanna è stato inserito in tutte le banche dati italiane ed europee dei ricercati. Poi è venuto il decreto di latitanza. Giacomo è un fantasma e con lui la sua famiglia. Una sparizione che con il trascorrere delle ore assume sempre più i contorni di una fuga oppure di un allontanamento che potrebbe anche essere temporaneo, per poi costituirsi magari in un carcere come Verziano, piuttosto che nel sovraffollato Canton Mombello. L’uomo potrebbe essere già all’estero con la famiglia, in un Paese non lontano dall’Italia, arrivato lì con la sua Maserati. Gli inquirenti sarebbero al lavoro per convincerlo a tornare.

Giacomo Bozzoli ha sempre negato di avere ucciso lo zio Mario. Dispone tuttora del passaporto. Non ha mai conosciuto il carcere. E’ sempre rimasto un uomo libero, anche dopo l’iscrizione nel registro degli indagati, anche dopo la doppia condanna al carcere a vita. Ha partecipato a tutte le udienze dei processi, tranne che alla lettura della sentenza di secondo grado e all’udienza davanti alla Suprema Corte. Non si è mai allontanato dal suo ambito abitativo e di lavoro. È stato protagonista di un processo indiziario. Chi indagava non hai ravvisato le esigenze di una misura cautelare, neppure legata al pericolo di fuga. Non risulta che nei giorni che hanno preceduto il verdetto della Cassazione siano state disposte misure di controllo nei suoi confronti.