Omicidio di Puegnago, le 24 ore del figlio assassino: la finta rapina, le bugie alla moglie. Poi la confessione

Mauro Pedrotti, 57 anni, ha ucciso a mani nude la madre Santina Delai dopo una lite. Poi è andato al lavoro e ha cercato di crearsi un alibi. “Non la sopportavo più”, ha detto ai carabinieri

Santina Delai, nel tondo. In tuta arancione il figlio Mauro
Santina Delai, nel tondo. In tuta arancione il figlio Mauro

Puegnago del Garda (Brescia) – Era esasperato dalla madre. Vivevano vicini. Troppo vicini. E l’ha uccisa. Questo ha confessato - “non la sopportavo più” –  durante l’interrogatorio fiume a cui è stato sottoposto dai carabinieri, prima a Salò poi a Brescia, Mauro Pedrotti, figlio di Santina Delai, 78 anni, uccisa nella sua abitazione a Puegnago del Garda, a mani nude e con uno strofinaccio, forse dopo una violenta colluttazione. Prima una lite nata dal fatto, sembrerebbe, che Mauro e sua moglie avrebbero voluto trasferirsi a Gavardo.

È bastato un giorno per risolvere il giallo. Ventiquattro, difatti, sono state le ore servite al figlio per uscire di casa, recarsi dalla madre, ammazzarla, fingere di non saper nulla, chiamare i soccorsi, recarsi in caserma a Salò e poi a Brescia, ancora da uomo libero, con la sua 500 e la moglie accanto, e infine cedere e confessare. Pedrotti è crollato dopo oltre 12 ore di interrogatorio serrato, poco prima dell’alba. Ora è in stato di fermo per omicidio volontario. Si trova in carcere.

Pedrotti inizialmente ha raccontato di essersi recato nella villetta della madre, vicina alla palazzina dove vive con la moglie, per prendere l’auto in garage. Ha anche detto che quando stava per andarsene la vicina l’ha fermato raccontandogli che aveva sentito dei rumori in casa e lui l’ha tranquillizzata dicendo di aver salutato la mamma e che probabilmente qualcosa era caduto mentre puliva. In realtà l’uomo è salito in casa e in quei pochi minuti ha ucciso Santina tenendole le mani al collo finché non si è più mossa e poi coprendogliela con uno straccio, lasciandola a terra. Lei, però, ha fatto in tempo a urlare il nome "Mauro”, che la vicina ha sentito, come ha raccontato agli inquirenti.

Giunto al lavoro l’assassino, per rendere più credibile la storia, ha telefonato tre volte alla madre, che aveva lasciato morta. Poi ha chiamato la moglie, chiedendole di andare a controllare. Lei, che non ha le chiavi della villetta, ha visto da fuori la suocera a terra, immobile, e ha richiamato il marito, che è arrivato nel giro di poco. Non indossava però il giubbetto nero con cui la vicina lo aveva visto la mattina. L’indumento è stato trovato in un cassonetto dell’azienda dove lavora Pedrotti. Una volta in casa la nuora ha cercato di srotolare lo strofinaccio e liberare il collo della suocera, mentre il marito le diceva di "fermarsi”, 2che erano stati i ladri”. Poi la chiamata al 112.

Sono arrivati i carabinieri, la scientifica, il medico legale e il pm, che hanno capito che non poteva trattarsi di una rapina degenerata in omicidio. Nonostante i cassettoni aperti per simulare un furto, non mancava nulla. Uccidere per strangolamento o strozzamento, inoltre, non rientra nel modus operandi delle bande di rapinatori in villa. È invece spesso un atto dai contorni “affettivi”, “passionali”, che spesso coinvolge persone che si conoscono bene. Santina, inoltre, non aveva soldi, viveva con la pensione di reversibilità del marito morto qualche anno fa. Le attenzioni dei carabinieri, sentiti anche i vicini, si sono puntate su Mauro, 54 anni, da molti descritto come irruento ma mai cattivo, come dalla zia, sorella di Santina che non vuol credere alla sua colpevolezza. Ma alla fine Mauro ha ammesso di avere inscenato una rapina nella casa di Panoramica. L’ha confermato, alle 5.30 uscendo dal Comando dei carabinieri, anche il legale di Pedrotti, Giovanni Brunelli: “Ha inscenato un furto in casa ma sapeva che non l’avrebbe fatta franca”.