
A sinistra, Monia Bortolotti. Sopra, Alice. Sotto, il piccolo Mattia
Bergamo – Il suo arresto a novembre 2023. L’accusa: aver soffocato i suoi bimbi. Alice, 4 mesi, con un cuscino, il 15 novembre 2021, e Mattia, di due mesi, stringendolo con le braccia, il 25 ottobre dell’anno successivo nell’abitazione di Pedrengo, dove Monia Bortolotti, 28 anni, viveva con il compagno Cristian Zorzi, padre dei due piccoli. La tesi del pm Maria Esposito, titolare del fascicolo, è che fosse insofferente al loro pianto. Lei ha sempre negato di aver fatto del male in modo intenzionale.
Poco alla volta viene fuori la storia di Monia, il suo passato sofferto, quello di bambina accolta dopo pochi mesi in uno degli orfanotrofi di Madre Teresa di Calcutta, in India. Poi l’adozione a una coppia bergamasca, di Gazzaniga (in Valle Seriana), una adozione senza un percorso di preparazione, senza altri incontri preliminari come avvengono oggi per chi decide di intraprendere questo percorso. Monia viene affidata a una coppia di Gazzaniga che poi si è separata, e lei decide di andare a stare con il padre e con la sua nuova compagna con la quale aveva un buon rapporto.
La sua “insofferenza” potrebbe avere radici molto profonde e lontane che arriverebbero alla sua infanzia. In una scuola di ballo incontra Cristian e vanno a convivere assieme a Pedrengo. Forma una famiglia, nascono anche due bimbi. Alice muore il 15 novembre del 2021. I soccorritori la trovano nella culla senza vita; la mamma disse di averla riposta dopo la poppata e in effetti il personale sanitario del 118 trovò nella trachea del latte.
Il fascicolo sul decesso verrà chiuso sulla base di atti che non costituiscono notizie di reato. Monia ha un’altra gravidanza, viene alla luce Mattia. Il piccolo muore a soli due mesi, il 25 ottobre del 2022. Ed è proprio dopo questo decesso che i medici della Patologia neonatale del Papa Giovanni XXIII che ricordavano il precedente della sorellina, suggeriscono agli inquirenti di effettuare l’autopsia sul piccolo. In base al risultato si decide di riesumare anche il corpicino di Alice, ma nel suo caso il tempo trascorso non ha permesso agli inquirenti di trovare delle risposte.
Prima dell’arresto Monia Bortolotti aveva postato sui social degli sfoghi. Come questo: “Ho sempre detto che non sarei riuscita a sopravvivere se anche il mio secondo bimbo mi avesse lasciato… Ed era vero, vado avanti solo per proteggere l’amore immenso che provo per i miei bimbi dalle accuse della procura, perché i miei bimbi erano tenuti come gioielli, erano perfetti, erano la gioia che cercavo da una vita”.
Messaggio su una pagina Facebook dedicata alla Sids awarness, cioè alla cosiddetta morte in culla. Poi l’arresto, il carcere, il trasferimento da qualche settimana nella Rems di Castiglione delle Stiviere. Il pm ha chiuso le indagini chiedendo il rinvio a giudizio della giovane mamma. Il 29 novembre si svolgerà l’udienza preliminare davanti al gup Mascarino che dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio. I periti incaricati dalle parti e dal tribunale hanno ritenuto la Bortolotti (assistita dall’avvocato Bosisio) capace di stare a giudizio.
Ma sulla vicenda giudiziaria della 28enne incidono anche i risultati degli accertamenti dei consulenti sull’eventuale vizio di mente al momento dei fatti. I pareri non erano univoci. I periti nominati dal gip hanno concluso per la totale incapacità di intendere e volere. E su questo si trova d’accordo anche la psichiatra della difesa. Mentre il consulente del pm ha concluso al limite per la semi infermità. A suo parere l’imputata è una lucida manipolatrice.