
Ferno, tanti amici e le autorità alle esequie del centauro aggredito da un’orsa in Romania. In piazza una sua gigantografia con la scritta: “La vita è un viaggio e chi viaggia vive due volte” .
Il viaggio che ha intrapreso è verso l’eternità, Omar Zin, 49 anni, il motociclista morto in Romania dopo essere stato aggredito da un’orsa mentre sulla sua Ducati attraversava quel paese, immortalando i suoi paesaggi non racconterà più i suoi itinerari in giro per il mondo. Zin, dipendente aeroportuale di Sea da quasi trent’anni ieri nella chiesa parrocchiale dai Santi Martino e Antonio a Ferno ha ricevuto l’ultimo saluto. Tante le persone, tra cui il sindaco Sarah Foti e altri rappresentanti dell’amministrazione comunale, all’interno e all’esterno nella piazza che hanno voluto essere presenti per quell’abbraccio a un uomo buono, che amava la vita e i viaggi.
Nella piazza decine di motociclisti a salutare il quarantanovenne con il rombo dei motori prima della messa funebre e poi quando al termine del rito il feretro è uscito dalla chiesa, accolto da un forte abbraccio mentre decine di palloncini bianchi e neri, a ricordare i colori della sua squadra del cuore, la Juventus, venivano lanciati in cielo. Gli occhi di tutti rivolti alla gigantografia esposta nella piazza, Omar Zin immortalato sulla sua moto, e una scritta “La vita è un viaggio e chi viaggia vive due volte”.
Toccanti le parole di un’amica e collega, che non è riuscita a trattenere le lacrime, prima del rito funebre ha ricordato Zin, conosciuto 25 anni fa, sulla spiaggia di Dubai, il suo carattere, l’essere sempre disponibile e pronto ad ascoltare, in qualsiasi momento, i racconti, gli aneddoti, l’amico che in mente aveva sempre un viaggio che poi avrebbe raccontato. "Malpensa non sarà più la stessa senza di te, quanta tristezza hai lasciato quaggiù", ha detto e prima di dedicargli la Preghiera del viaggiatore ha aggiunto: "Per noi sarai sempre l’uomo con la valigia in mano, ti vorremo sempre bene".
Nell’omelia don Aldo Sutera, dopo la lettura della pagina del Vangelo di Giovanni dedicata all’incontro di Gesù con Marta dopo la morte di Lazzaro, di fronte alle domande che pone la morte ha sottolineato le parole di Gesù: "Io sono la Resurrezione, chi crede in me non morrà in eterno". E Marta alla domanda, "Tu credi?" fa la professione di fede. Quindi il sacerdote ha continuato: "Oggi siamo qui come cristiani, perché chi crede in Gesù anche se muore vivrà in eterno".
Quindi l’invito a pregare per Omar, con la preghiera giornaliera, "per non perdere l’amore che abbiamo avuto per lui". Al termine all’uscita del feretro un grande applauso e il rombo delle moto hanno dato l’ultimo saluto a Omar Zin, in viaggio nell’eternità.