
Resta in carcere il giovane accusato di aver ucciso il padre adottivo. Sarà trasferito in un penitenziario idoneo ad accertamenti psichiatrici. .
Resta in carcere ai Miogni a Varese Ammanuel Francesco Rezzonico, 25 anni, che nella serata di domenica ha assassinato il padre adottivo Boris Rezzonico. Da una prima risultanza dell’autopsia sul corpo del cinquantasettenne risulta fatale una sola coltellata sferrata con una lama lunga e arrivata al cuore. Il cinquantasettenne, stimato consulente finanziario svizzero residente a Lugano, sarebbe morto sul colpo. Ieri la convalida da parte del Gip del fermo e l’applicazione della custodia cautelare in carcere per il giovane, per il quale il pm Carlo Parodi, che sta coordinando le indagini, ha disposto gli esami tossicologici necessari ad accertare l’eventuale assunzione da parte di Francesco Rezzonico di sostanze stupefacenti. Quindi verrà trasferito presso un istituto penitenziario idoneo all’accertamento di eventuali patologie psichiatriche.
Proseguono, frattanto, le indagini della Compagnia Carabinieri di Luino (con il supporto della squadra Rilievi del Nucleo Investigativo di Varese e sotto il coordinamento dalla Procura della Repubblica di Varese), per chiarire tutti gli aspetti riguardanti la dinamica e, soprattutto, per trovare le cause che hanno portato Francesco Rezzonico ad uccidere il proprio padre adottivo al culmine di un litigio nell’abitazione in via Vittorio Veneto, dove vive la madre dopo la separazione dal marito. Nel pomeriggio di mercoledì, assistito dal suo difensore avvocato Eugenio Losco, il giovane davanti al Gip per l’interrogatorio di convalida, si è avvalso della facoltà di non rispondere, limitandosi a confermare quanto già dichiarato ai carabinieri e al pubblico ministero al momento del fermo, in modo molto confuso, quindi ammettendo l’uccisione del padre con il quale non ci sarebbero stati però contrasti. Resta il giallo del movente, sullo sfondo ci sarebbe un profondo disagio personale legato forse ad una questione sentimentale mentre in ambito familiare mai sarebbero emersi dissidi o episodi di violenza.
Gli inquirenti, intanto, hanno effettuato un ulteriore sopralluogo nel l’abitazione di Luino, dove si è consumata la tragedia, davanti agli occhi della madre adottiva e del fratello che poi l’ha inseguito per bloccarlo (in mano aveva ancora il coltello), per verificare la presenza di eventuali altre tracce utili a chiarire maggiormente la dinamica dell’accaduto. Per il difensore il giovane è in uno stato di disagio profondo da approfondire con una consulenza psichiatrica.