ROSELLA FORMENTI
Cronaca

L’omicidio di Andrea Bossi: "Non l’ho ucciso io. Era innamorato di me"

Interrogatorio in carcere ieri mattina per Douglas Carolo, 21 anni, di Samarate arrestato insieme a Michele Caglioni per la morte del 26enne nella sua abitazione.

L’omicidio di Andrea Bossi: "Non l’ho ucciso io. Era innamorato di me"

L’omicidio di Andrea Bossi: "Non l’ho ucciso io. Era innamorato di me"

Interrogatorio in carcere ieri mattina per Douglas Carolo, 21 anni, di Samarate, arrestato insieme a Michele Caglioni, 20 anni di Cassano Magnago, per l’omicidio di Andrea Bossi, 26 anni, ucciso con un fendente alla gola nella tarda serata del 26 gennaio nella sua abitazione di via Mascheroni a Cairate, dove si era trasferito da Fagnano Olona da alcuni mesi. Davanti al pubblico ministero Francesca Parola, assistito dagli avvocati Vincenzo Sparaco e Giammatteo Rona, ha parlato per due ore e mezza, mantenendo la sua posizione, cioè di non aver ucciso Bossi. Carolo avrebbe spiegato che era legato a Bossi da una profonda amicizia, gli voleva bene, anzi il ventiseienne, secondo quanto dichiarato ieri, era innamorato di lui e in diverse occasioni aveva tentato degli approcci, dal ventunenne respinti. Il giovane durante l’interrogatorio avrebbe fornito dettagli riguardanti l’amicizia con il ventiseienne che gli faceva regali costosi, gli dava dei soldi e gli pagava le serate in discoteca. Carolo ha chiarito anche il motivo del suo silenzio fino a ieri: è al vaglio della messa alla prova per un altro reato, temeva di veder sfumare questa possibilità se coinvolto in un fatto così grave, inoltre ha alle spalle anche una condanna con sospensione condizionale della pena per la rapina a una prostituta. Ha spiegato l’avvocato Sparaco: "Il mio assistito temeva che, essendo lui quello con precedenti, lo avrebbero accusato sicuramente di essere il killer". Quanto alla sera del delitto, Carolo durante l’interrogatorio ha fornito la sua versione riguardo al motivo per cui si era recato a casa di Bossi, sarebbe andato a Cairate a chiedere soldi all’amico perché doveva restituirli ad altre persone. Al pm avrebbe detto che quella sera non ha impugnato il coltello per sferrare il fendente mortale alla gola del ventiseienne e avrebbe dato indicazioni su dove potrebbe trovarsi proprio l’arma del delitto che secondo la sua versione non sarebbe stata gettata in un tombino ma si troverebbe nella zona dove sono stati ritrovati gli altri oggetti spariti dall’abitazione della vittima. Una versione opposta a quella di Michele Caglioni che accusa Carolo di essere l’omicida e che la scorsa settimana nell’interrogatorio ha dichiarato di essere rimasto in strada mentre il delitto si consumava e di essere salito nell’appartamento solo dopo aver ricevuto una chiamata da parte dell’altro. Ha anche detto di essere stato in silenzio perché minacciato di morte ogni giorno da Carolo, minacce smentite dal ventunenne di Samarate. A questo punto fondamentale la perizia sui cellulari sequestrati dai quali potrebbero emergere i messaggi con le minacce di Carolo che ieri le ha smentite e si è dichiarato innocente.