MICHELE PUSTERLA
Cronaca

Violenze su una minore, imprenditore assolto dall’accusa: finito un incubo durato sei anni

Sondrio, si è concluso il processo a carico di un imprenditore nei guai dopo la denuncia dei genitori di una ragazzina all’epoca di soli 13 anni

Il tribunale di Sondrio

Il tribunale di Sondrio

La fine di un incubo durato 6 anni. Queste le parole che, dopo la pronuncia della sentenza di assoluzione, saranno passate per la mente ieri mattina a un 45enne imprenditore dell’Alta Valle, di cui non pubblichiamo le generalità per ragioni di riservatezza nei confronti di quella che è stata ritenuta presunta vittima, ossia una 13enne all’epoca dei fatti denunciati nel 2017, che aveva accusato la persona cui era stata affidata di adescamento di minorenne e di violenza sessuale. Tutto sarebbe avvenuto in un paese dell’Alta Valle.

Si è concluso così davanti al Tribunale Collegiale Penale di Sondrio (presidente dottoressa Valentina Rattazzo, a latere Francesca Palladini e la collega Giulia Estorelli) il lungo processo – con oltre dieci udienze – all’esito del quale la Procura, in aula rappresentata dal pm Chiara Costagliola subentrata “in corsa” a Elvira Antonelli, nel frattempo nominata procuratore a Larino, in Molise, che coordinò le indagini dei carabinieri di Bormio e prese parte a quasi tutto il processo, ha richiesto la pena finale di anni 4. Oltre a detta pena, che se applicata avrebbe probabilmente condotto l’imputato in carcere, i parenti della presunta vittim all’epoca poco più che bambina avevano chiesto un risarcimento di decine di migliaia di euro all’imprenditore.

All’epoca, durante le indagini dei militari dell’Arma, l’indagato fu colpito da una misura restrittiva della libertà, ossia il divieto di dimora rispetto al luogo in cui viveva la minorenne: in sostanza fu costretto a cambiare paese in cui vivere. Ma il Tribunale Collegiale, accogliendo le tesi difensive degli avvocati Massimiliano La Capria di Bormio e Francesco Romualdi di Sondrio, ha assolto completamente l’imputato da ogni accusa restituendogli dignità ed il sorriso.

Ci vorranno 90 giorni per leggere le motivazioni della decisione, ma certo il quarantacinquenne è potuto tornare a casa più sereno e sollevato. Anche se, ovviamente, la Procura può impugnare la sentenza di assoluzione di 1° grado in Appello, come pure potranno presentare ricorso gli avvocati Antonio Sala Della Cuna di Grosotto, che tutelava il papà della giovanissima, e il legale Pietro Romano di Milano che rappresentava la madre come parte civile.