GEROLA ALTA (Sondrio) Una celebrazione, fra i monti di casa, della sua terra, che tanto amava. A un anno dalla barbara uccisione di don Roberto Malgesini, il “prete degli ultimi“ ammazzato a Como da uno dei tanti ai margini che il sacerdote di Cosio Valtellino aiutava ogni giorno, senza risparmio di energie, la comunità valtellinese ha voluto ricordarlo con una bella e sentita cerimonia in località Pescegallo, nel territorio...

GEROLA ALTA (Sondrio)

Una celebrazione, fra i monti di casa, della sua terra, che tanto amava.

A un anno dalla barbara uccisione di don Roberto Malgesini, il “prete degli ultimi“ ammazzato a Como da uno dei tanti ai margini che il sacerdote di Cosio Valtellino aiutava ogni giorno, senza risparmio di energie, la comunità valtellinese ha voluto ricordarlo con una bella e sentita cerimonia in località Pescegallo, nel territorio comunale di Gerola Alta, accanto al Tempietto degli Alpini.

L’altro giorno circa 250 persone, fra cui un nutrito gruppo di ragazzi e ragazze delle scuole Elementari e Medie di Rasura, hanno preso parte alla cerimonia di scopertura, nel bosco, di una lapide in memoria di don Roberto. Una cerimonia semplice, ma molto sentita dai numerosi fedeli che vi hanno preso parte.

A celebrare la Santa Messa monsignor Giuseppe Longhini, alla guida della comunità pastorale di Morbegno, affiancato dal locale parroco don Siro Acquistapace, fra i più convinti ideatori, don Lorenzo Butti, don Diego Fognini, un altro prete valtellinese da anni in trincea nel Morbegnese per aiutare tanti giovani e non solo a ritrovare la via smarrita, dopo avere imboccato quella della droga, dell’alcolismo, della devianza.

Sono intervenuti anche i diaconi Vincenzo Fragola da Como e Marco Gherbi e Pierluigi Voghera. Tutti uniti nel ricordo, che sarà indelebile, di don Roberto e della sua opera a favore dei più emarginati.

Presente anche Anna Tonelli di Cosio Valtellino, in rappresentanza dei sindaci della Valgerola. Don Roberto era una persona semplice, aperta al mondo e al servizio della carità, fortemente legato alla sua terra e a questo bellissimo luogo che frequentava durante i rari momenti di riposo che si concedeva.

"E’ stato scelto di installare su un masso erratico un crocefisso di bronzo - spiegano i promotori dell’iniziativa, fra cui in prima linea un commosso Pietro Piccerillo - e un’epigrafe con la seguente motivazione: “Una vita dedicata agli ultimi, ai poveri, simbolo di generosità sino al martirio in nome della fede di un Dio che è misericordia e amore. Gli abitanti della Valgerola in occasione del primo anniversario della nascita al cielo". Michele Pusterla