Per i periti il Riva aveva fari non omologati; regolamentare la lampada della barchetta
Per i periti il Riva aveva fari non omologati; regolamentare la lampada della barchetta
di Beatrice Raspa Anche Christian Teissman, il proprietario dell’Acquarama che il 19 giugno nel golfo di Salò ha falciato e ucciso Greta Nedrotti, 25 anni, e Umberto Garzarella, 37, ieri per la prima volta era in Tribunale. Sul banco degli imputati anche il connazionale Patrick Kassen – tuttora ai domiciliari – che si era assunto la responsabilità di essere alla guida e che condivide l’accusa di duplice omicidio colposo, naufragio e omissione di soccorso. Gran...

di Beatrice Raspa

Anche Christian Teissman, il proprietario dell’Acquarama che il 19 giugno nel golfo di Salò ha falciato e ucciso Greta Nedrotti, 25 anni, e Umberto Garzarella, 37, ieri per la prima volta era in Tribunale. Sul banco degli imputati anche il connazionale Patrick Kassen – tuttora ai domiciliari – che si era assunto la responsabilità di essere alla guida e che condivide l’accusa di duplice omicidio colposo, naufragio e omissione di soccorso.

Gran parte del processo in corso verte sull’accertamento delle condizioni psicofisiche dei manager 52enni di Monaco al momento dello schianto. Per il pm Maria Cristina Bonomo erano ubriachi. Per la difesa – solo Kassen aveva accettato l’alcoltest – avevano bevuto solo qualche bicchiere. I due Iphone di Kassen e il Motorola di Teismann, analizzati dai carabinieri, dicono il contrario. Stando al maresciallo di Salò Cristian Ferrari, c’erano video e foto dei tedeschi che il pomeriggio del 19 giugno consumavano un alcolico dopo l’altro.

La sera sono al ristorante, due turisti austriaci li notano, a loro dire non si reggono in piedi, pasteggiano a vodka e sorbetto. Alle 23,24, di ritorno a Salò, travolgono il gozzo, squarciandolo. In aula il video delle telecamere di un’abitazione di San Felice: nel buio la luce bianca della barchetta, in folle a 400 metri da riva, spenta di colpo dall’urto con una palla di luce accecante. Che tira dritto. Per la Guardia costiera viaggiava a 19,44 nodi, con un un margine tra i 17 e i 22.

"Sprigionava un’energia cinetica di 16,8 tonnellate che hanno colpito il lancione sulla destra, facendo esplodere il legno", ha spiegato il consulente Luigi Ammirati. Anche il motoscafo ha riportato un foro di 12 centimetri sulla sinistra. La lampada del gozzo era regolamentare, visibile a 365 gradi. Diversamente il Riva, costruito nel 1965, aveva due fari non omologati, mentre avrebbe dovuto montare una luce a testa d’angolo e due fanali laterali per farsi notare da altri natanti.

"Garzarella non era in condizione di capire il pericolo: quelle luci non erano codificate. Vi è la certezza che 4 secondi prima dell’impatto il suo gozzo fosse visibile dall’imbarcazione". Poteva il conducente evitare l’impatto? "In condizioni normali avrebbe potuto". E se avesse rispettato il limite dei 5 nodi? "Non avrebbe avuto la forza di saltare sul gozzo, né di sfondarlo".