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23 feb 2022

La protesta in Valtellina: "Siamo medici, non burocrati"

Sondrio, 96 camici bianchi di Ats della Montagna scrivono ai vertici sanitari: vogliamo occuparci dei pazienti

23 feb 2022
La dottoressa Micol Racchetti al lavoro nel suo studio di Sondrio
La dottoressa Micol Racchetti al lavoro nel suo studio di Sondrio
La dottoressa Micol Racchetti al lavoro nel suo studio di Sondrio
La dottoressa Micol Racchetti al lavoro nel suo studio di Sondrio

Sondrio, 24 febbraio 2022 -  " La nostra non è una protesta fine a se stessa. È una richiesta di ascolto e di aiuto, perchè ogni attore coinvolto nel funzionamento del Ssn (Sistema sanitario nazionale), che va sicuramente preservato, ci aiuti a far si che funzioni al meglio. Il nostro è un ruolo medico, clinico, diagnostico e assistenziale basato su un rapporto di fiducia e di conoscenza del paziente, che è il fulcro del nostro lavoro, ma siamo travolti da un sovraccarico burocratico che toglie tempo alla pratica clinica, e quindi al paziente stesso.
Nella lettera sono elencati 13 punti, anche molto specifici e dettagliati, di problemi che chiediamo vengano affrontati e risolti (a più livelli: locale, regionale e nazionale), ma la questione principale è che c’è bisogno di togliere tutta la burocrazia che non ci compete, creare una comunicazione diretta a facilitare la coordinazione tra noi medici e i colleghi ospedalieri, ATS e ASST (sembra impossibile, ma a tutt’oggi non esiste), lavorare per migliorare il supporto informatico di Regione Lombardia che, oggi, spesso non funziona".
Lo afferma la dottoressa Micol Racchetti e con lei altri 95 medici dell’Ats della Montagna, che oltre a Valtellina e Valchiavenna, comprende Alto Lario e Valcamonica. "Siamo un gruppo di medici di Medicina generale (MMG) e di pediatri di libera scelta (PLS) afferenti all’ATS della Montagna, uniti dalla comune preoccupazione per il presente ed il futuro della nostra professione - scrivono al dg del Welfare in Regione, ai governanti, alle direzioni sanitarie -. Negli anni si è continuato a caricare il MMG e il PLS di numerosi compiti, per lo più di natura burocratica, sradicando il nostro ruolo clinico, diagnostico ed assistenziale, per sopperire a compiti che non ci spetterebbero. Noi siamo l’interfaccia diretta del SSN con il paziente ed è mancato e manca tutt’ora il ruolo di regista di ATS e di Regione Lombardia. Anche noi denunciamo di essere stati lasciati da soli, non solo in queste ultime settimane. Le nostre domande non trovano risposte immediate da ATS: non arrivavano o arrivano immancabilmente con tempi inaccettabili. Siamo esasperati dalla situazione lavorativa. In una già nota situazione di carenza di medici sul territorio, le attuali condizioni di lavoro non permettono ai giovani di intraprendere la professione, in aiuto e coprendo i posti vacanti, in quanto professionalmente non attrattiva: il carico burocratico non è tollerabile.
Tuttavia rimaniamo l’unico vero riferimento dei cittadini sempre più smarriti in un sistema confuso ed iperinformatizzato, dove i meno abbienti e i fragili hanno spesso il medico di famiglia e il pediatra come figura di riferimento per le problematiche socio-sanitarie. Così le nostre linee telefoniche risultano sempre occupate dalle innumerevoli richieste e il paziente percepisce il disagio di non riuscire a mettersi in contatto con noi come scarsa disponibilità. Le chiamate, costanti nelle 12 ore giornaliere, sono incessanti e generate dai motivi più svariati, spesso di origine amministrativa: certificati di malattia, richieste di attestazioni, green pass, segnalazioni di casi positivi e di contatti… Tutto questo è il risultato di un disinteresse di Regione Lombardia nei confronti di tutta la Medicina del Territorio; siamo accusati di scarso impegno, mentre la nostra esperienza dimostra l’opposto dall’inizio della pandemia".
E ancora: "Siamo presenti con un lavoro strenuo di assistenza ai pazienti, come documentano i tabulati dei nostri cellulari, le nostre caselle di posta elettronica, le ore di connessione al SISS e ai software delle cartelle cliniche. Se oggi ci auguriamo una rapida attenuazione dei contagi Covid non possiamo dimenticare l’ondata di patologie dimenticate e non gestite che, nel prossimo periodo, si abbatterà in modo ugualmente drammatico su ospedali e territorio: come sarà possibile gestirla se la quasi totalità del lavoro è sequestrato dal carico di impegni burocratici? Non possiamo permetterci di perdere tempo davanti ad applicativi informatici obsoleti e mal funzionanti. Vogliamo tornare a fare i medici clinici, a fare prevenzione, a curare i pazienti!".
 

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