Piste bianche di cocaina: "Abili nel depistare. Un’impresa catturare i trafficanti albanesi"

Livigno, il capo della Mobile Battisti: "Un anno di diffili indagini"

Piste bianche di cocaina: "Abili nel depistare. Un’impresa catturare i trafficanti albanesi"

Piste bianche di cocaina: "Abili nel depistare. Un’impresa catturare i trafficanti albanesi"

La mafia di Scutari, potente clan albanese che si occupa in maniera particolare di traffico di droga, aveva messo radici ben salde a Livigno e inondava l’Alta Valtellina di fiumi di cocaina. Lo hanno accertato gli investigatori della sezione Narcotici della Squadra Mobile della Questura di Sondrio, che al termine di indagini lunghe e difficoltose ieri mattina hanno dato esecuzione a 12 misure di custodia cautelare chieste e ottenute dalla Procura guidata da Piero Basilone su indagni coordinate dal sostituto Chiara Costagliola: 6 persone sono in carcere, 5 ai domiciliari e un uomo, colpito dall’obbligo di dimora, è poi comunque finito in cella, arrestato in flagranza di reato perché trovato con 150 grammi di hashish. In quasi un anno di indagini, avviate ad aprile 2023, sono stati effettuati 8 arresti in flagranza e sequestrati 1.823 grammi di cocaina, 190 di eroina e 1.610 di hashish. "Sequestri di riscontro" si chiamano e hanno permesso di ricostruire il commercio. Ora è caccia, in Francia, al capo sfuggito alla cattura.

"L’indagine è stata difficile, gli investigatori della Narcotici, con in testa lo storico segugio della Sezione Sandro Zubiani, hanno lavorato senza sosta e con grande pazienza, non si sono mai arresi, nemmeno quando sembrava di non riuscire a venire a capo della questione - ha affermato il dirigente della Mobile, Niccolò Battisti -. L’indagine è durata quasi un anno e siamo riusciti a ricostruire la rete dello spaccio grazie a intercettazioni telematiche e ambientali, quelle telefoniche non davano alcun riscontro. Gli indagati erano bravissimi a nascondersi, avevano un’attenzione maniacale. L’organizzazione era divisa in compartimenti stagni, nemmeno i componenti conoscevano tutti i canali di rifornimento e i coinvolti". A novembre un episodio eclatante, un chilo di coca sparito sotto gli occhi dei detective, poi ritrovato un mese dopo e sequestrato a Poggiridenti, quando gli agenti avevano arrestato due albanesi. Un chilo di quella sostanza al compratore, un 40enne albanese residente a Livigno, era costata 23mila euro, 3mila dei quali andati al corriere, e sul mercato avrebbe fruttato tra gli 80 e i 100mila euro. Infine, uno degli arrestati ieri è un 24enne marocchino al centro di un’indagine parallela. Alcuni dei pusher livignaschi, infatti, avevano venduto, oltre alla cocaina, hashish, acquistato dallo straniero che operava in Bassa Valtellina. Aveva un fitto giro di affari, con continue telefonate per ordinare lo stupefacente ed appuntamenti per la cessione incastrati al minuto. E si spostava con macchinoni a noleggio, riuscendo così anche a scappare alle forze dell’ordine.