Mattia Mingarelli
Mattia Mingarelli

Chiesa in Valmalenco (Sondrio), 4 gennaio 2019 - Oggi nei boschi della Valmalenco sono in programma nuovi accertamenti per cercare di fare piena luce sul giallo della morte di Mattia Mingarelli, il trentenne rappresentante di commercio di Albavilla, nel Comasco, trovato morto la vigilia di Natale a poca distanza da un pilone della seggiovia nella ski-area del Palù, in Valtellina.

I periti della famiglia del giovane e della Procura, Umberto Genovese e Paolo Tricomi (o un assistente di quest’ultimo se impegnato in un’altra autopsia), accompagnati dai carabinieri di Sondrio, cercheranno di ricostruire l’ipotetico percorso di Mingarelli dal rifugio “Barchi” (dove è stato visto l’ultima volta, il 7 dicembre) sino al punto in cui è stato trovato il cadavere. Cosa sia successo lassù, sulle montagne, è ancora un mistero. L’autopsia non ha saputo chiarirlo con precisione. Una disgrazia, forse. Ma le fratture riscontrate alla testa sono compatibili anche con una o più randellate. Omicidio? La famiglia che idea si è fatta, in base agli sviluppi dell’indagine non ancora archiviata come incidente?

«Ora è complicato sbilanciarsi – si limita a dire Elisa, 30 anni, la maggiore delle due sorelle della vittima –. Abbiamo fiducia nel lavoro degli inquirenti e siamo certi che, presto, si capirà che è successo a “Matti”». «Siamo nati nello stesso anno – ricorda Elisa –. Lui all’inizio e io alla fine. Lui 11 mesi più grande di me. Il tempo in cui siamo nati, velocemente, uno dopo l’altro, ci ha permesso di vivere intensamente vicini, pur non essendo gemelli e pur avendo personalità molto diverse. Mattia è sempre stato una presenza forte, concreta nella condivisione delle gioie, ma capace anche di essere un sostegno nei momenti più difficili del nostro essere umani. Aveva un rapporto splendido con Noel, mio figlio che ora ha 8 anni. Un’adorazione reciproca fra zio e nipotino. Sin da ragazzino, Mattia, ha saputo portare avanti ogni progetto, piccolo o grande, con calma, giungendo all’obiettivo».

E annuncia una bella iniziativa in sua memoria. «Vogliamo portare avanti il suo progetto di una vigna – aggiunge –, per poterci unire con amici, parenti e conoscenti e far vivere la sua bella energia attraverso la coltivazione di uve e la vinificazione di una delle grandi passioni di “Matti”, sì il buon vino, magari uno spumante, ma soprattutto per poterci unire e creare legami a ogni livello perché le relazioni sostengono e ci permettono di creare delle reti di vero amore». Un pensiero pienamente condiviso dai genitori, Luca e Monica. «Mattia – dice mamma Monica Cavicchioli – metteva in contatto, sosteneva legami generativi convinto che per qualsiasi problema ci fosse la possibilità di trovare, insieme, una soluzione. Aveva una capacità non comune di ascoltare. Lascia un vuoto incolmabile».