La crisi dei maestri di sci: "Inverni troppo corti, rischiamo di scomparire"

Il presidente dell’associazione, il valtellinese Luciano Stampa: "Con pochi stipendi non si vive, fateci lavorare anche in estate"

Scuola sci
Scuola sci

Sondrio – C’era una volta il maestro di sci, professione ben pagata e non poco invidiata dagli schiavi di pc e scrivania. C’era una volta, perché oggi la musica sulle Alpi è cambiata.

"È un problema che però può essere risolto non confinando questo lavoro alla sola stagione invernale", spiega il presidente dell’Amsi (Associazione Maestri di Sci Italiani), il valtellinese Luciano Stampa, che è ai vertici dell’organismo nazionale dal giugno del 2023. A mancare non sono le vocazioni, piuttosto la neve, il freddo e troppe buste paga. "Le Olimpiadi sono una grande occasione per l’espansione turistica e, probabilmente, dopo tale data ci saranno ancora più presenze in montagna. Quindi servirà anche un maggior numero di maestri: ci stiamo lavorando, ma serve una mano anche dalla politica", spiega Stampa.

Il numero di chi insegna ad amare la montagna e a non sfigurare sulle piste è infatti in drammatico calo: "Il problema parte da lontano: negli anni ’80 e ’90 si sciava in inverno, come ovviamente succede anche oggi, ma in estate un maestro poteva lavorare sui tanti ghiacciai che garantivano una stagione. Oggi le condizioni sono diverse, i ghiacciai dove si può sciare sono pochi e la stagione sempre più corta. L’unico modo per uscire dall’impasse è ‘destagionalizzare’ questa professione, consentendo così a chi opera in montagna di poter vivere di questo lavoro. Non è infatti un caso che in tanti diventino maestri ma poi scelgano di intraprendere un’altra professione. La problematica si è poi acuita negli anni del Covid: non potendo lavorare sulle piste in molti si sono trovati altre occupazioni. La soluzione? Potrebbe essere quella di inserire nei corsi per diventare maestri (lezioni che durano 90 giorni spalmate praticamente in un anno solare, ndr) anche dei moduli per dare agli iscritti l’abilitazione ad accompagnatore di mezza montagna, di istruttore di mountain bike o ad altre professioni spendibili in altre stagioni, soprattutto nel periodo estivo, quando la clientela di certo non manca". Il maestro di sc i è una figura importantissima per chi si avvicina a una disciplina tanto complessa: non è un caso che la campionessa di sci Sofia Goggia faccia risalire il suo amore per lo sport che l’ha resa famosa ’al mio primo maestro Nicola’”.

In Italia i professionisti sono circa 16.000 e le scuole sci oltre 400. "I maestri fanno parte del sistema turistico, sono uno dei punti di riferimento – prosegue –. Lo sci è uno dei pochi sport che non si può imparare da soli: noi lo insegniamo ma insegniamo anche le regole di comportamento sulle piste, come approcciarsi alla montagna. Dopo il Covid, abbiamo notato una gran voglia di montagna, la clientela non ci manca di certo e se riusciremo a destagionalizzare la professione non avremo più problemi numerici in futuro". Il se resta, comunque, d’obbligo.