Il Leonardo pavese. Ritratto di Gentiluomo e le cattedrali gemelle. È l’antica “Ticinum”

Il quadro attribuito inizialmente al Cariani è del Genio Toscano. Il paesaggio sullo sfondo è uno scorcio della città nel XV secolo.

Il Leonardo pavese. Ritratto di Gentiluomo e le cattedrali gemelle. È l’antica “Ticinum”
Il Leonardo pavese. Ritratto di Gentiluomo e le cattedrali gemelle. È l’antica “Ticinum”

Un fiume e una città turrita con due cattedrali gemelle: Pavia nel 1400 era unica in Lombardia. E potrebbe essere proprio Pavia la città sullo sfondo del “Ritratto di gentiluomo con cane“ esposto alla National Gallery of Art di Washington. Il quadro, attribuito a Giovanni Busi detto il Cariani, in realtà sarebbe di Leonardo che avrebbe realizzato un autoritratto. Lo sostiene la storica tedesca Maike Vogt-Lürssen che ha notato come "le caratteristiche dell’abbigliamento dell’uomo raffigurato siano tipiche degli anni Settanta e Ottanta del Quindicesimo secolo". Quando il bergamasco Cariani non era ancora nato. "Vogt-Lürssen nota alcuni dettagli - ha detto Giovanni Giovannetti, giornalista ed editore che ha scritto “Indagine su Leonardo“ - da pavese in quel dipinto vedo una sorprendente somiglianza tra i luoghi di culto abbozzati nel quadro e le perdute chiese di Santo Stefano e Santa Maria del Popolo (progressivamente abbattute per fare posto al Duomo) affiancate l’una all’altra, come le vediamo nel famoso disegno trecentesco di Opicino de Canistris".

Impressionante poi anche la somiglianza che gentiluomo ritratto ha con Leonardo come si può notare nella scultura bronzea del David di Verrocchio che ha avuto il genio di Vinci come modello quando aveva 15 anni. "Il quadro è un incompiuto - ha aggiunto Giovannetti - com’è incompiuta la Gioconda e tutte le opere pittoriche di Leonardo". Ma potrebbe anche essere una specie di lettera di presentazione da parte del genio, tanto per dimostrare a Ludovico il Moro di cosa era capace. "Leonardo era un professionista sulla piazza - ha proseguito Giovanni Giovannetti - e quel dipinto è pieno di elementi simbolici. Dietro si intravvede la biblioteca, quindi la sapienza che innegabilmente Leonardo aveva e poi c’è il cane, che rappresenta la fedeltà. È un po’ come se, dicesse: "So molte cose e non ti tradirò mai". Che all’epoca Leonardo fosse molto spesso a Pavia è noto. Era la capitale culturale del Ducato sforzesco dove poteva consultare i preziosi codici della biblioteca Viscontea, una delle più fornite d’Europa. Di Pavia ammirava l’antico monumento equestre del Regisole che aveva preso a modello per il mai concluso "gran cavallo" in onore di Francesco Sforza e quando pensava alla "città ideale" la immaginava "vissino a uno fiume", disegnandola attraversata da canali a convergere nel "Tesino".

Non solo, nel San Girolamo, dipinto leonardesco esposto nei Musei vaticani, si nota il disegno del Duomo di Pavia che ancora non c’era, ma che Leonardo era stato chiamato a progettare insieme a Giovanni Antonio Amadeo, Cristoforo Rocchi, Gian Giacomo Dolcebuono e Donato Bramante soppiantando le due "cattedrali affiancate" di epoca romanica che forse sono raffigurate nel dipinto. Anzi secondo Edmondo Solmi (storico della filosofia e appassionato studioso vinciano) autore di “Leonardo da Vinci. Il Duomo, il Castello e l’Università di Pavia“ (1911) il modello definitivo del Duomo di Pavia "venne fatto quasi esclusivamente sui disegni di Leonardo, tanto che nell’architettura della cattedrale pavese veniamo a possedere l’unico saggio compiuto dell’arte di costruzione chiesastica del Vinci".