Cocaina sulla neve a Livigno, tra gli arrestati un imprenditore edile

Livigno, sorpreso dalla Mobile a cedere un chilo di cocaina a Torino dove gestiva due avviate imprese

Personale della polizia di stato in servizio sulle piste da sci in montagna (foto di repertorio)

Personale della polizia di stato in servizio sulle piste da sci in montagna (foto di repertorio)

Sondrio – Si sono svolti ieri a Palazzo di giustizia a Sondrio i primi 3 interrogatori degli arrestati dalla Squadra Mobile della locale questura, sul traffico di cocaina gestito da affiliati albanesi al clan mafioso di Scutari e ben radicati a Livigno. Gli interrogatori di garanzia - a Gentian Dabati (classe ’84), difeso dal legale Ezio Trabucchi, Indrit Idrizi (’83), patrocinato da Giovanni Arduini e Matteo Rodigari (’90), di fiducia l’avvocato Francesco Romualdi - si sono tenuti nell’aula 12 al piano terra del Tribunale sondriese.

Iniziati alle 9.30, con il livignasco assistito dal penalista Francesco Romualdi, alle 12.45 il giudice Antonio De Rosa era ancora impegnato a raccogliere le ultime deposizioni degli indagati, fra parziali ammissioni e dichiarazioni di soggetti che hanno respinto con forza di fare parte del clan mafioso. Le indagini dei detective del commissario Niccolò Battisti hanno accertato che i clienti che ordinavano la “roba” per telefono chiamavano la cocaina “bresaola”, ma in realtà non era solo la “carne“ della Valtellina quella spacciata sulle piste da sci di Livigno, ma anche la “fassona“ piemontese.

Uno dei 12 inquisiti, 6 dei quali in carcere, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Sondrio sul fiorente traffico di cocaina, è un ventenne imprenditore di Torino, incensurato. Suo padre è originario del Marocco, la madre invece è nata in Albania, a Skutari, la città dove è nato il clan mafioso che grazie a diversi connazionali ben radicati nella località turistica aveva organizzato un ricco commercio di coca a Livigno. Il giovane, titolare di 2 imprese edili a Brandizzo, nell’hinterland del capoluogo, è stato indagato dopo che il 3 dicembre, a Brandizzo, aveva venduto un kg di “farina bianca“ a 2 albanesi arrestati in flagranza. Il ventenne, che secondo gli investigatori era entrato in contatto con l’organizzazione grazie ai legami di mamma, aveva venduto a 2 connazionali un chilo di coca partita da Torino e destinata ai clienti delle rinomate piste da sci di Livigno.