Blitz delle Fiamme Gialle. Un arresto in Valtellina per la truffa dell’ecobonus

Sondrio, cinque fermati nell’indagine coordinata dalla Procura di Ivrea . Numerosi i denunciati fra cui un impiegato postale operativo in Piemonte.

C’è anche un valtellinese, un presunto prestanome (ditte a Milano), fra i 5 arrestati e ben 66 denunciati alla Procura di Ivrea dalla Guardia di Finanza di Torino al termine un’articolata indagine ("Operazione Eldorado") sui fondi dell’ecobonus. L’accusa è di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e di riciclaggio. Tra i 66 denunciati ci sono i rappresentanti legali di alcune società formalmente operanti nel settore edilizio, ma di fatto inesistenti.

L’inchiesta, condotta dal 1° Nucleo Operativo Metropolitano di Torino, è partita da una denuncia all’ufficio antifrode di Poste Italiane in relazione all’operatività fraudolenta di società che, ricorrendo a prestanome, avevano fruito della cessione dei crediti fiscali in materia di ristrutturazioni e riqualificazioni edilizie (l’Ecobonus). Tra i promotori dell’associazione, anche un dipendente delle Poste di Venaria Reale: il gruppo aveva reclutato soggetti “prestanome” cui intestare numerose società (inesistenti e non operative) e rapporti di conto corrente. I militari della GdF dal Piemonte sono giunti in Valtellina per fermare anche, con il supporto dei colleghi locali, Valerio Benedetti, 64 anni, e notificare gli avvisi di garanzia ad alcuni altri. Per uno degli inquisiti a piede libero, straconosciuto in Valle, il caso si è chiuso perchè, purtroppo, pochi mesi è morto in un incidente stradale.

Nelle prossime ore sarà interrogato dal giudice l’arrestato e se dovesse “cantare“, qualcuno - già sotto stretta osservazione - potrebbe rischiare grosso. Le indagini, svolte anche mediante la meticolosa analisi dei flussi finanziari, oltre a consentire l’individuazione dei 4 principali ideatori della frode, hanno permesso di identificare ulteriori 62 persone (tra prestanome e titolari di società fantasma), sia le società destinatarie dei flussi finanziari maturati a fronte di lavori di ristrutturazione edilizia mai avvenuti. Questi soggetti, utilizzando le credenziali di accesso ai conti correnti delle neo-costituite società, richiedevano crediti d’imposta fittizi collegati a lavori di ristrutturazione inesistenti per poi cederli a 6 società che monetizzavano i crediti indebitamente conseguiti. Il Gip di Ivrea, condividendo l’impianto accusatorio dei finanzieri, ha emesso un provvedimento cautelare di custodia in carcere nei confronti di 2, ai domiciliari per altri 2 e dell’obbligo di dimora nei confronti di un quinto.