Roma, 19 gennaio 2021 - Per il premier Giuseppe Conte è il giorno del giudizio. Il presidente del consiglio, che ieri ha incassato la fiducia alla Camera con 321 voti (6 oltre la maggioranza assoluta pari a 315) si trova oggi allo scontro finale con Matteo Renzi. E' infatti la conta in Senato a tenere l'esecutivo con il fiato sospeso, con i 18 deputati di Italia Viva pronti ad astenersi, salvo colpi di scena. La seduta è iniziata alle 9.30 con l'intervento del premier. Concluse le comunicazioni del presidente del Consiglio, nell'Aula del Senato è iniziata la discussione generale. Alle 16,30 la sospensione per un'ora per consentire la sanificazione dell'Aula. Alle 17,30 la replica del premier, prima delle dichiarazioni di voto sulla fiducia e la chiama, prevista per le 18. L'esito dello scrutinio dovrebbe essere annunciato alle 20.30. Tra gli iscritti a parlare in discussione generale, anche il senatore a vita Mario Monti, Emma Bonino, Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega, e (il più atteso) Matteo Renzi, leader di Italia viva. Otto gli interventi previsti per le dichiarazioni di voto. Per Italia viva in programma l'intervento di Teresa Bellanova, ex ministro dell'Agricoltura, seguito da quello di Andrea Marcucci, presidente dei senatori del Pd, e di Matteo Salvini, segretario della Lega. 

Il premier: parlo a testa alta

Nel corso del suo intervento, iniziato intorno alle 9.30 di oggi, Conte ha ripercorso la traccia del suo discorso di ieri alla Camera. Conte ha aperto con un richiamo a quel "progetto di Paese di quei 29 punti" programmatici presentati all'inizio dell'esperienza di Il primo ministro Giuseppe Contegoverno e ha rivendicato che "c'era una visione e una forte spinta ideale, un chiaro investimento di fiducia". Ripercorrendo l'impianto dell'intervento di ieri alla Camera, il presidente del Consiglio ha annotato che "ora un uragano sta sconvolgendo il nostro destino collettivo" e che "anche la politica è stata costretta a misurarsi con scienza e tecnica per rispondere a emergenza e crisi economica". Allo stesso modo, Conte ha sottolineato che "primi in Occidente, siamo stati costretti a introdurre misure restrittive dei diritti della persona, seguiti poi dagli altri Paesi". Il premier ha rivendicato quanto fatto e le energie profuse: "Vedete, se oggi, a voi che siete in quest'aula e ai cittadini che ci seguono da casa, posso parlare a nome di tutto il governo a testa alta non è per l'arroganza di chi ritiene di non avere mai sbagliato, ma per la consapevolezza di chi, insieme a tutta la squadra di governo, ha impegnato tutte le proprie energie fisiche e intellettive per offrire la migliore protezione possibile alla comunità nazionale".

Conte: crisi senza alcun fondamento

Giuseppe Conte in SenatoParlando della crisi di governo ha sottolineato - come già fatto in aula il giorno prima - di non "ravvisarne alcun plausibile fondamento". In questi giorni - ha detto il premier - ci sono state "continue pretese, continui rilanci concentrati peraltro non casualmente sui temi palesemente divisivi rispetto alle varie sensibilità delle forze di maggioranza. Di qui le accuse, a un tempo di immobilismo e di correre troppo, di accentrare i poteri e di non aver la capacità di decidere. Vi assicuro che è complicato governare con chi mina continuamente un equilibrio politico pazientemente raggiunto dalle forze di maggioranza". Per Conte di fronte alla pandemia il governo ha dovuto "operare delicatissimi, faticosissimi, bilanciamenti dei princìpi e dei diritti costituzionali. In questi mesi così drammatici, pur a fronte di una complessità senza precedenti, questa maggioranza ha dimostrato grande responsabilità, raggiungendo - certamente anche con fatica - convergenza di vedute e risolutezza di azione, anche nei passaggi più critici".

"Insieme per riforma del Titolo V"

"Abbiamo coltivato - ha sottolineato Conte - un costante e serrato dialogo con tutti i livelli istituzionali, a partire dalle Autorità regionali sino a quelle comunali, nella consapevolezza che solo praticando indefessamente il principio di leale collaborazione sarebbe stato possibile perseguire strategie di intervento efficaci, considerato - a tacer d'altro - che le competenze in materia di gestione sanitaria sono rimesse primariamente alle Regioni". "L'esperienza della pandemia impone anche un'attenta, meditata e pacata riflessione sulla revisione del Titolo V della Parte II della Costituzione" sul rapporto tra Stato e Regioni, ha detto Conte. "Lavoriamo tutti insieme, meditiamo insieme sul riparto delle competenze legislative di Stato e Regioni, come pure alla individuazione di meccanismi e istituti che consentano di coordinare più efficacemente il rapporto tra i diversi livelli di governo. In questo contesto, occorre garantire e tutelare, con la massima intensità, le autonomie speciali e le minoranze linguistiche", ha aggiunto. 

La conta decisiva

La verità dei numeri che otterrà il governo Conte al Senato si saprà solo all'esito del voto di fiducia questa sera ma nessuno si spinge a ipotizzare che sarà raggiunta la maggioranza assoluta di 161 voti.  I voti sicuri per il premier, cioè quelli che sulla carta non sono in discussione, si fermano a 152: ovvero 92 M5s (oggi 91); 35 del Pd, 8 dal gruppo delle Autonomie (tutti tranne il senatore a vita Giorgio Napolitano che non vota da tempo). Da Misto i sì scontati alla fiducia sono 18. Fin qui i sicuri.  Ma Palazzo Chigi, come ieri alla Camera, ostenta ottimismo. E ieri a Montecitorio ha avuto ragione visto che Conte ha fatto il pieno di voti tra gli ex M5s che erano usciti dalla maggioranza. Non si registrano defezioni per ora in Italia Viva. Il partito di Matteo Renzi ha annunciato l'astension.

La fiducia alla Camera

Ieri a Montecitorio, circa 50 minuti di intervento tra applausi della maggioranza e proteste con tanto di cartelli dell'opposizione, Conte non ha nominato mai Renzi, ma di fatto ha confermato di averlo messo alla porta. ''Non si può cancellare quel che è accaduto - ha detto - il venire a mancare di quella fiducia reciproca che è condizione imprescindibile per andare avanti. Si volta pagina''. Il premier ha partato rivolgendosi direttamente al Paese, per una crisi che, per primo, giudica "incomprensibile". Poi l'appello ai volenterosi (responsabili prima, costruttori poi, ora al servizio del Paese se ne avranno volontà). Oggi la battaglia più dura. 

Conte alla sfida del cambio di passo

Al Partito Democratico il premier ha offerto la promessa di un nuovo patto di legislatura che verrà scritto già nei prossimi giorni. Rafforzerà la squadra di governo, parole che sembrano mandare in soffitta l'ipotesi di un Conte ter, lasciando il posto ad un rimpasto. Giornate dure anche per Matteo Renzi, che deve tenere insieme un partito, Iv, che sarà percorso da inevitabili divisioni per una decisione che al momento sembra fragile, di certo impopolare. L'impatto della crisi di governo si fa sentire anche sul centrodestra, che ieri ha perso un primo tassello. Ieri Renata Polverini ha votato la fiducia:  "Lascio Forza Italia, per forza - ha detto l'ex governatrice del Lazio - Non ho votato sì a un provvedimento, ho votato sì alla fiducia al governo Conte. Come ho sempre fatto nella mia vita mi sono assunta una responsabilità. Non condivido la crisi ora, con la pandemia, le persone in difficoltà, i licenziamenti. Non possiamo continuare a dire che tutto non va bene, io mi assumo le mie responsabilità. Punto".  Una partita a scacchi, dagli esiti che restano tutt'ora imprevedibili. Conte si prepara alla sfida, presto, prestissimo, cederà la delega all'Intelligence ad uno dei suoi uomini di fiducia, "anche se non ha ancora deciso chi", assicurano dal suo staff. La prima prova di un cambio di passo che gli consenta di mantenere il timone del governo, in una crisi in cui è difficile non smarrire la rotta. Mentre l'opposizione alza la testa, Fdi e Lega chiedono a gran voce che il presidente del Consiglio lasci se oggi  non centrerà l'obiettivo della maggioranza assoluta.  Gli umori sulle montagne russe, tra sospiri di sollievo e ansia di andare a sbattere forte.