Omicidio di Enore Saccò: il telefonino della vittima venduto per una dose di droga

La donna che lo avrebbe ricevuto da uno dei 4 fermati se ne sarebbe poi liberata, ma è stata denunciata per spaccio

Enore Saccò e i carabinieri a Bressana Bottarone

Enore Saccò e i carabinieri a Bressana Bottarone

Bressana Bottarone (Pavia) - Un delitto per soldi, con sullo sfondo i problemi di droga dei presunti responsabili. Per l'omicidio di Enore Saccò, 75enne di Bressana Bottarone, ucciso nella notte tra il 12 e il 13 febbraio e poi trovato carbonizzato nella sua villetta data alle fiamme, i 4 fermi sono stati il risultato di un mese di silenti indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Pavia, che hanno fatto emergere i gravi indizi di colpevolezza che hanno portato alle quattro convalide del Gip con 3 misure di custodia cautelare in carcere.

Tra gli elementi di prova raccolti, è stata trovata e posta sotto sequestro la cover del telefonino della vittima, rivenuta sull'auto di Antonio Berdicchia, 30enne che non avrebbe preso parte né all'omicidio né all'incendio, ma che resta indagato in stato di stato di libertà. Il cellulare non è invece stato trovato, pur essendo stato acceso anche dopo l'uccisione del proprietario. Nelle indagini è emerso che Sohal Nakbi, tunisino 26enne che ha negato il coinvolgimento nell'omicidio (con la custodia cautelare in carcere disposta dal Gip 'solo' per incendio e distruzione di cadavere), avrebbe ceduto il telefonino a una donna, anche lei residente a Bressana, in cambio di una dose di droga.

Nei confronti della donna è scattata una delle molte perquisizioni, una decina circa, effettuate dai carabinieri: non hanno trovato il telefonino, del quale si sarebbe liberata forse gettandolo in Po dopo aver saputo che 'scottava', ma è stata trovata altra droga, facendo scattare a suo carico la denuncia, in stato di libertà, per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Un'altra donna, che doveva dei soldi alla vittima, dopo il delitto sarebbe stata invece contattata da Omar Così, il 35enne gestore del bar Il Clan dello Zarro in piazza Marconi a Bressana, ora in carcere per omicidio volontario: le avrebbe offerto, in cambio di 200 euro, di distruggere un assegno da 500 euro che lei aveva emesso a beneficio di Saccò. L'assegno, preso dalla casa della vittima al momento del delitto, è stato in effetti trovato in possesso di Omar Cosi, nel corso di un controllo stradale dei carabinieri a Voghera, fatto passare per casuale, ma effettuato invece proprio nell'ambito delle indagini sull'omicidio.