Eitan con il nonno Shmuel Peleg in Israele
Eitan con il nonno Shmuel Peleg in Israele

Milano, 22 ottobre 2021 - E' iniziata con un invito da parte dei giudici alle famiglie al "silenzio stampa" l'udienza, a porte chiuse, sul caso Eitan al tribunale per i Minorenni di Milano. Il collegio presieduto da Maria Stella Cogliandolo ha fornito l''indicazione a tutela del minore, unico sopravvissuto alla strage del Mottarone, che è al centro di una contesa giudiziaria tra la famiglia materna e quella paterna. All'udienza partecipano solo gli avvocati con delega civile: il nodo del contendere è la tutela concessa dal tribunale di Torino alla zia paterna Aya a cui si sono opposti, con un ricorso al tribunale di Pavia (dove vive la zia), i legali del nonno materno.  Al centro dell'udienza di oggi c'è il reclamo dei nonni materni contro l'ordinanza del 9 agosto del Tribunale di Pavia che aveva deciso in sostanza la conferma della decisione del Tribunale di Torino sulla nomina di Aya come tutrice legale. L'udienza si è conclusa intorno all'orario di pranzo ed è stata rinviata al primo dicembre. In queste settimane le parti potranno depositare documenti. 

Anche a Tel Aviv, nel procedimento attivato sulla base della Convenzione dell'Aja sulla sottrazione internazionale di minori (il nonno materno Shmuel Peleg ha prelevato Eitan dal Pavese per portarlo in Israele l'11 settembre), il Tribunale ha invitato i legali e i due rami familiari al silenzio stampa. Il Tribunale israeliano dovrà decidere nei prossimi giorni se Eitan deve o meno tornare in Italia, come chiede la zia paterna. I legali italiani, a quanto si è saputo, si attendono una decisione entro il 26 ottobre. Provvedimento che poi potrà essere comunque oggetto di appello.

"Siamo qui per evidenziare la verità giudiziaria di questo procedimento", ha però affermato prima dell'udienza milanese l'avvocato Sara Carsaniga che tutela gli interessi del nonno materno di Eitan. "Ci sono diverse questioni da sollevare".  Con Carsaniga c'è un pool di avvocati, tra cui anche Paolo Sevesi, che assiste Shmuel Peleg e Esther Cohen. Tra i legali di Aya Biran, anche l'avvocato Cristina Pagni.  

I legali dei Peleg nell'impugnazione evidenziano una serie di irregolarità nel procedimento, dai tempi alle modalità, che ha portato il giudice di Torino a nominare in 20 minuti, sostengono, la zia come tutrice e senza nemmeno la presenza di un interprete. E contestano anche la gestione che la zia ha avuto del piccolo, perché in quanto tutrice, e non affidataria, non poteva portarlo a casa a vivere con lei. Da questa serie di contestazioni, deriva anche un'altra udienza a Pavia, fissata per il 9 novembre. E una terza ancora (sempre a Pavia ) il 16 novembre e relativa ad alcuni decreti che avrebbero escluso i Peleg dal procedimento, senza la possibilità di ricevere la notifica di alcuni atti. Per i Peleg, infine, dovrebbe essere una persona 'terza' a gestire il patrimonio per il minore.