Bressana Bottarone, omicidio Enore Saccò: tre restano in carcere, uno rimesso in libertà

Le decisioni del Gip il giorno dopo gli interrogatori: omicidio volontario solo per il gestore del bar, due complici accusati di incendio e distruzione di cadavere

Enore Saccò e i carabinieri a Bressana Bottarone

Enore Saccò e i carabinieri a Bressana Bottarone

Bressana Bottarone (Pavia), 16 marzo 2024 – Tre restano in carcere, uno scarcerato. Dopo gli interrogatori di ieri, il Gip oggi ha deciso le misure cautelari per i quattro fermi del pm eseguiti dai carabinieri per l'omicidio e l'occultamento con incendio del cadavere di Enore Saccò, 75enne di Bressana Bottarone.

Custodia in carcere disposta per Omar Cosi, l'unico per il quale la misura cautelare è per l'accusa di omicidio volontario. Restano in carcere anche Davide Del Bo, 40 anni, e Sohal Nakbi, tunisino 26enne, nei confronti dei quali la misura cautelare è stata decisa dal Gip 'solo' per le accuse di incendio e distruzione di cadavere. Nessuna misura cautelare è stata invece disposta nei confronti di Antonio Berdicchia, 30enne, che è quindi stato scarcerato, ma resta indagato in stato di libertà.

Il giudice Luigi Riganti, che ha convalidato i 4 fermi, ha evidentemente valutato come veritiere le ricostruzioni dei fatti fornite dagli indagati negli interrogatori, almeno per quel che riguarda i ruoli nella vicenda. Omar Cosi aveva infatti ammesso di essere andato a casa di Saccò, per un presunto debito relativo all'immobile del bar di proprietà della vittima, e di averlo colpito a pugni, pur giustificando la morte come conseguenza della caduta a terra.

Non avrebbe partecipato materialmente all'omicidio Davide Del Bo, che ieri si era avvalso della facoltà di non rispondere davanti al Gip, pur presente nella villetta di via Gramsci, ma allontanandosi dopo il primo tentativo, definito "maldestro", di nascondere il cadavere sul furgone della vittima.

Sohal Nakbi avrebbe ammesso di essere arrivato solo successivamente per incendiare la casa di Saccò, senza aver partecipato all'omicidio. Antonio Berdicchia aveva invece negato ogni addebito, coinvolto marginalmente solo per tenere in casa dei sacchi che gli amici volevano nascondere, ma restituendoli dopo pochi giorni.

Le indagini sull'accaduto sono comunque ancora in corso "per sottoporre a verifica gli elementi raccolti - come spiegato dalla Procura - tramite rilievi ed accertamenti tecnici e scientifici, anche sol supporto del Reparto carabinieri investigazioni scientifiche di Parma".