I carabinieri al Floriani di Vimercate durante un incontro con gli studenti (repertorio)
I carabinieri al Floriani di Vimercate durante un incontro con gli studenti (repertorio)

Vimercate (Monza Brianza), 31 ottobre 2018 - La luce si spegne e comincia il lancio. Fitto, senza preavviso. Per un minuto, verso la cattedra vola di tutto: quaderni, libri persino sedie. E una colpisce la professoressa di storia che è appena entrata per fare lezione.

Ancora una volta, un’insegnante è vittima dei bulli: V.V., 56 anni, è finita al pronto soccorso con una ferita alla spalla e quando è uscita, con cinque giorni di prognosi, ha sporto denuncia ai carabinieri. È stata colpita lunedì dagli studenti di una terza di futuri elettricisti - minorenni - del Floriani di Vimercate, in Brianza. Il professionale sorto negli anni Ottanta per dare una chance a tanti ragazzi difficili è la prima linea dell’istruzione pubblica. Ieri, il telefono della prof ha squillato. Era il ministro Marco Bussetti. «Io e il governo le siamo vicini», ha detto. Lei, insegnante d’esperienza, schiva, racchiude tutto il suo rammarico in una frase che consegna ai colleghi: «La spalla guarirà presto, il cuore, no». «Viviamo in trincea, i nostri allievi hanno problemi di apprendimento e anche emotivi – chiarisce il preside Daniele Zangheri –. Qualche spaccone c’è stato in passato, ma non era mai successo niente del genere. Ho convocato subito un consiglio di classe. Sono certo che davanti a compagni e genitori individueremo i responsabili. E se così non fosse, puniremo tutti. La sospensione è il minimo».

Il dirigente era in Provincia per una riunione quando è scattata l’imboscata. È rientrato immediatamente e non da solo. Ha chiesto ai carabinieri di accompagnarlo «per fare capire subito ai colpevoli che il loro gesto avrà conseguenze serissime». «Davanti alla mia richiesta di uscire allo scoperto, nessuno ha fiatato», ha aggiunto. Non è la prima volta che qualcuno spegne la luce in aula «e fa ballare i banchi – ricorda Zangheri –. Era già successo l’anno scorso, ma si erano limitati a battere i pugni sul tavolo». Ma anche allora scattò la sospensione. Il preside è pronto a fare il bis con il «processo» che ha fissato per lunedì. «Mi auguro che chi ha lanciato le sedie si autodenunci dando prova, anche se troppo tardi, di un minimo di maturità». «Finora nessuno si è scusato con la professoressa - sottolinea il dirigente -, né sono stato contattato dai genitori della classe interessata». Un silenzio che stona con la dignitosa aria borghese della città, dove buona parte dell’economia ruota intorno ai colossi dell’Hi-Tech come Nokia, e dove il clima è lontano dalle paure e dagli eccessi dei palazzoni della periferia milanese. Fra i corridoi dell’istituto dove si nascondono i teppisti, la cura non sarà solo la repressione: «Come è tradizione della scuola - conclude il preside – chi sbaglia si impegna anche a fare volontariato. Toccherà anche a chi ha colpito la docente».