Un tuffo negli anni Cinquanta. Il rockabilly tra sacro e profano

Al Bloom di Mezzago tornano i Backseat Boogie, la scatenata band capitanata da Miko Cantù "Ci piace rifarci ai musicisti di un tempo che prendevano tanto da gospel e blues, è qualcosa di contagioso".

Un tuffo negli anni Cinquanta. Il rockabilly tra sacro e profano
Un tuffo negli anni Cinquanta. Il rockabilly tra sacro e profano

Provateci a stare fermi a uno dei loro concerti. Difficile riuscirci, perché suonano un rock’n’roll che ti scuote da dentro. Un’esperienza che potrà vivere chi si assieperà domani sotto il palco del Bloom di Mezzago, dove alle 21.30 saliranno i The Backseat Boogie, la scatenata band rockabilly capitanata dalla voce, chitarra e banjo di Miko Cantù, per l’occasione accompagnati da Sonny Buyo al sax tenore e dalle Backseat Boogiettes ai cori. Tra i gruppi italiani più importanti del genere, i Backseat Boogie calcano le scene da quasi 18 anni. "Con il Bloom abbiamo un rapporto speciale, per noi è come essere a casa – racconta Miko –, uno dei primi concerti lo abbiamo fatto proprio qui". Buona parte della serata ruoterà attorno all’ultimo album, “Deal with the devil“. "Suoneremo tanto di quel disco, che è una sorta di concept-album – spiega il frontman, che è anche autore dei pezzi –: ha come tema il leggero confine tra sacro e profano, parla di spiritualità e carnalità, redenzione e peccato. Ci piace giocare a rifarci ai rocker e ai bluesman di un tempo, che prendevano tanto dal gospel quanto dal blues. E in fondo io ho imparato a suonare la chitarra un po’ frequentando l’oratorio, per poi suonare rock e rockabilly nei peggio posti. Porteremo inoltre nel concerto una parte delle nostre passioni musicali, che girano attorno al mondo del rockabilly e del rock’n’roll, quindi ci saranno anche un po’ di country e un po’ di surf". Curioso il fatto che una band italiana pubblichi i suoi lavori con un’etichetta di Berlino. "Il mondo del rock’n’roll anni ‘50 è più forte in Europa che negli Stati Uniti e quindi ci sono diverse etichette specializzate nel nord Europa – sottolinea Cantù –. Lì abbiamo trovato un altro pianeta rispetto all’Italia". Un percorso che può contare sul forte ritorno, pure in Italia, della passione per il rockabilly: "Noi suoniamo più veloci, quindi siamo meno da ballo, ma nei nostri concerti c’è sempre un dj per dare spazio a chi vuole ballare".

La passione, quella non manca mai: "Io sono stato folgorato sulla via di Damasco, anzi, sulla via per Memphis. Abbiamo sempre avuto un interesse per le radici del rock, del metal, e quindi un debole per il rockabilly: quando poi abbiamo iniziato a suonarlo ci siamo resi conto che non riuscivamo più a smettere, è proprio una cosa che ci piace fare. Io mi sono trovato a fare rockabilly prima ancora di sapere cosa fosse, perché mi piaceva suonare in quel modo".