CRISTINA BERTOLINI
Cronaca

Un salvadanaio di speranza. Vestiti puliti, un pasto caldo e la chance di ricominciare: "Siamo come una famiglia"

Il Giardino dei sogni è un pacchetto di aiuti della parrocchia San Giuseppe di Seregno. Insieme ad altri 13 progetti è sostenuto dalle fondazioni del territorio con 2,5 milioni.

Un salvadanaio di speranza. Vestiti puliti, un pasto caldo e la chance di ricominciare: "Siamo come una famiglia"

Un salvadanaio di speranza. Vestiti puliti, un pasto caldo e la chance di ricominciare: "Siamo come una famiglia"

Povertà economica, povertà educativa, inclusione e comunità. Nel “Giardino dei sogni“ crescono “fiori di speranza“. Il progetto viene coltivato dalla parrocchia di San Giuseppe a Seregno. E ha già aiutato 3.500 persone grazie alla mensa della solidarietà, al centro di ascolto, alla boutique solidale, alla scuola di italiano per stranieri, alla spesa solidale e al ricovero notturno per i senza fissa dimora. Tutto è iniziato nell’aprile del 2022 e nel frattempo si sono aggiunti i corsi di informatica di base e avanzato, di taglio e cucito, di maglia diffusa e sono stati inaugurati lo sportello lavoro e un emporio solidale. È nato da poco anche il doposcuola per famiglie monoparentali e genitori in difficoltà, gestito con l’aiuto degli studenti degli istituti Primo Levi, Martino Bassi e King. Il progetto ha ottenuto un contributo di 200mila euro, per un costo previsto di 250 mila. "Per la differenza – spiega Gabriele Moretto, direttore della Casa della Carità di via Alfieri, quartier generale di tutte le iniziative – ci affidiamo alla generosità del territorio, donazioni, mercatini organizzati dai nostri volontari, piccoli bandi, per non gravare sulle parrocchie".

Ai loro servizi si arriva spesso passando dalla mensa dei poveri. Anche chi vuole donare comincia offrendo una spesa, si avvicina poi prestando servizio alla mensa o offrendo vestiti in buono stato. E poi il centro diventa comunità, dove bisogni e volontà si incontrano e così per esempio è nata la boutique solidale, dove alcune volontarie si prestavano per rimettere in ordine abiti da offrire ai bisognosi. Nel frattempo le donne straniere avevano necessità di imparare l’italiano per affrontare il colloquio con gli insegnanti dei figli, fare un vaccino, parlare con il medico di famiglia. Così al martedì e giovedì è nato il corso di italiano a cui prendono parte una ventina di donne musulmane e altrettante sudamericane. Tutte manifestavano l’esigenza di imparare a cucire, quindi è nato il corso di taglio e cucito. L’emergenza Covid ha aperto l’urgenza dell’alfabetizzazione informatica per prenotare il vaccino, accedere alla propria cartella sanitaria. scrivere una lettera, un curriculum o una presentazione.

"Per questo abbiamo partecipato a un bando del Comune per l’acquisto di 15 pc portatili – racconta Moretto – e 30 volontari tra pensionati e studenti insegnano ad usare il computer a persone svantaggiate". E poi chi ce la fa aiuta gli altri. È il caso di Marco e Luisa. Lui, operatore della ristorazione, durante il Covid ha perso il lavoro e quindi ha ricevuto un aiuto. È stato messo in contatto con la Fondazione San Carlo di Milano dove ha seguito un corso di riqualificazione per imparare un altro mestiere, con borsa lavoro. Anche Luisa è stata aiutata a trovare un lavoro part time, per poter continuare ad accudire i figli. Quando Marco ha trovato lavoro, ha restituito l’ultima parte del sostegno economico ricevuto. "Non ci occorre più – ha detto – datelo a chi ne ha bisogno ora. Ma adesso io e mia moglie vogliamo aiutare gli altri. Ci offriamo come volontari".