Un “salotto“ di profumi. Il roseto in Villa Reale tra Nobel e principesse

Il giardino voluto 60 anni fa dal fondatore della Candy Niso Fumagalli. Ospita oltre 800 varietà provenienti da tutto il mondo, alcune dedicate a Monza.

Un “salotto“ di profumi. Il roseto in Villa Reale tra Nobel e principesse

Un “salotto“ di profumi. Il roseto in Villa Reale tra Nobel e principesse

Un bouquet di colori e profumi, soprattutto nel mese di maggio, quando le rose sono nel pieno della fioritura. Si trova nell’avancorte della Villa Reale dal 1964. Qui lo volle Niso Fumagalli, presidente dell’Associazione Italiana della Rosa. È il roseto intitolato proprio a Niso Fumagalli. Con il suo terreno leggermente ondulato, il laghetto e i percorsi ben studiati, ospita oltre 800 varietà di rose, tra cui la famosa “Bella di Monza“, la Rosa modoetientis. In totale 2.200 piante, tra cui anche una meravigliosa collezione di varietà antiche attorno allo specchio d’acqua e rampicanti lungo la cancellata e sul pergolato. Una menzione speciale va poi a “Il Giardino Segreto del Profumo“, che racchiude le rose più profumate, tra le quali “Teodolinda 96“, un ibrido di tea bianchissimo e profumatissimo creato da Niso Fumagalli nel 1988. Sì, perché il Roseto nasce nel 1964 per volontà di Ester Boschetti e Niso Fumagalli, industriale della storica famiglia che portò in Italia le prime lavatrici, Candy, nel dopoguerra, e presidente dell’Associazione Italiana della Rosa. Già dal 1963 Ester e Niso fondarono l’Associazione con la finalità di estendere l’amore per la rosa e la sua coltivazione, di creare un roseto con concorsi annuali, stabilire un dialogo a livello professionale e dilettantistico in Italia e all’estero con le diverse associazioni esistenti e con tutti gli appassionati.

Un’associazione che ha regalato a Monza uno dei suoi gioielli più delicati e preziosi all’ombra della Villa Reale. Ogni anno dal 1965, quando i lavori di allestimento non erano ancora ultimati, ha ospitato in primavera il Concorso internazionale della Rosa, fino al 2015. Quando Ester e Niso non furono più in grado di occuparsene, il concorso si è estinto. Il primo anno, il premio più prestigioso, quello del profumo, fu vinto dall’olandese Jan Leenders, che cavallerescamente chiamò “Monza“ la sua creazione, di un bel color rosa tenero e dall’intenso profumo. Tra le madrine più illustri, Carla Fracci, nel 1969, la principessa Grace di Monaco, testimonial nel 1970, e poi il premio Nobel Rita Levi Montalcini, nel 1991. Oggi il Roseto Niso Fumagalli, pur non essendo più sede di concorso, resta ancora aperto tutto l’anno. Il giardino è di pertinenza del Consorzio Parco e Villa reale, ma l’Associazione italiana della rosa, presieduta da Silvano Fumagalli (uno dei figli dei fondatori), prosegue con la sua missione di manutenzione. Vengono innaffiate, potate e curate le rose storiche, più le dieci varietà che di anno in anno sono maggiormente premiate nei concorsi europei. Gli ultimi anni, caratterizzati da lunghi periodi di siccità, hanno reso più difficile il mantenimento del giardino delle meraviglie che introduce alla Villa reale. "La nostra associazione – spiega Silvano Fumagalli – tra maggio e giugno organizza numerose visite guidate, al giovedì, sabato e domenica, per far conoscere il mondo delle rose a tanti appassionati. L’idea di quest’anno – anticipa il patron – è di creare degli eventi in costume, dedicati ai bambini, con le guide. Proporranno racconti fantastici, nel giardino delle meraviglie, attraverso i quali spiegare caratteristiche e segreti delle rose. Riaprire il concorso? No, richiede un grande impegno, economico e organizzativo".