
La proposta di intitolare spazi pubblici a Sergio Ramelli riaccende il dibattito sulla violenza politica e la memoria storica.
Sergio Ramelli fu colpito a sprangate in testa, non una volta, ma diverse. Morì dopo un mese e mezzo di coma alternato a momenti di veglia, con il cervello ormai spappolato. Aveva 19 anni e aveva dovuto cambiare scuola e continuare da privatista perché nell’istituto tecnico di Milano che frequentava non poteva più mettere piede da quando, lui che era un militante neofascista conclamato, aveva scritto un tema intriso dei propri ideali che un professore aveva letto in classe davanti a tutti e che era poi finito appeso sulla bacheca della scuola, focalizzando l’odio dei compagni contro di lui.
Sergio Ramelli morì così, il 29 aprile 1975. I suoi assassini, fra cui alcuni studenti di medicina, furono condannati dieci anni dopo. Al processo, alcuni provarono a sostenere che la Hazet 36 di cui si erano serviti per colpirlo, una chiave inglese lunga 45 centimetri e del peso di 3 chili e mezzo, non pensavano che potesse uccidere.
Da qualche tempo, esponenti di destra hanno cominciato ad adoperarsi per far intitolare parchetti e strade a Sergio Ramelli. Parecchi sono nostalgici fascisti o neofascisti, certo. E quando “rievocano“ lo fanno talvolta attingendo al solito campionario di gesti appartenuti alla simbologia fascista. E questo è difficile da accettare, specie per chi la pensa all’opposto, oltre che punibile per Legge.
A Brugherio, una mozione presentata qualche giorno fa da Fratelli d’Italia per intitolare anche lì qualcosa a Ramelli ha subito suscitato reazioni indignate. Con tanto di comunicato in cui ci si dilunga a spiegare quanto il giovane ucciso fosse fascista mentre a proposito della sua morte ci si limita alla generica frase "in quegli anni di terrore anche Ramelli cadrà vittima della violenza estremista".
Dimenticando forse il fatto che Sergio Ramelli, morto a 19 anni, era soprattutto un ragazzo. E che un parchetto col suo nome non farà male a nessuno. Rinfocolare antichi odii e dinamiche anacronistiche, da una parte e dall’altra, forse sì.