Quando Monza era a luci rosse. Negli anni ’70 record di procedimenti giudiziari contro le riviste pornografiche

Una sessantina di giornali a tema pubblicati nell’hinterland, 101 i periodici sequestrati. Duemila fascicoli su 45mila in un anno riguardano le cosiddette “pubblicazioni oscene”

Un procedimento giudiziario
Un procedimento giudiziario

Monza – Il mondo della carta stampata appare già in crisi: è il 1975, sono trascorsi quasi cinquant’anni e i dati di vendita di riviste e quotidiani sembra sempre più in perdita, le Cassandre che preannunciano la morte prossima ventura della carta stampata innalzano i loro lamenti, gli introiti pubblicitari sono in drastico calo, mentre ad accaparrarsi la fetta più grossa della pubblicità sono sempre di più le radio e soprattutto le televisioni (anche se ancora il boom delle emittenti private è là da venire), mentre i costi di esercizio (carta, inchiostro, distribuzione) continuano a salire.

C’è però un settore dell’editoria che sembra non risentire per nulla, nel cuore degli anni Settanta, dello stato di crisi del settore. I suoi bilanci anzi sono tutt’altro che in rosso: piuttosto, sono a luci rosse. Si tratta della pornografia. Gli estimatori (segreti) del genere non sono più costretti a procurarsi riviste scandinave e farsele recapitare in busta chiusa dal postino di turno.

I costumi si sono liberalizzati ed è sufficiente un salto in edicola per procurarsi – con la dovuta accortezza – quel che si desidera. Anche se la legge non sempre lo consentirebbe. Come a Monza. Trapela infatti la notizia che in un anno la Procura si è trovata a rinviare a giudizio per direttissima i direttori responsabili di centouno periodici “a contenuto osceno”.

Un record. Fonti giudiziarie dell’epoca fanno trapelare addirittura la notizia che in media in un anno complessivamente i rinvii a giudizio per questo reato siano sempre almeno duemila. Un numero non trascurabile se rapportato al fatto che i procedimenti giudiziari transitati nelle aule giudiziarie di Monza sono all’incirca 45mila. Le tipografie specializzate nella stampa “a contenuto osceno” sono disseminate soprattutto a Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo, Cologno Monzese, tutti sotto la giurisdizione del Tribunale monzese, e pubblicano ogni anno una sessantina di riviste, con un ricambio continuo dopo i sequestri.

Tutte le riviste poste sotto sequestro riempiono due grossi magazzini concessi dall’Amministrazione delle Poste oltre che un intero locale del Palazzo di Giustizia di Monza. Spesso, trattandosi di materiali deteriorabili (in fondo, si tratta di carta), i corpi di reato sequestrati vengono venduti al macero e il ricavato viene depositato su un libretto postale fruttifero a nome dell’editore. Ma, qualora seguisse una condanna definitiva, il gruzzoletto verrà interamente confiscato. Prevenire, fanno sapere i tutori della Legge un po’ “occhiuti”, non è semplice. Per legge, lo stampatore deve consegnare alla Procura alcune copie di quello che manderà nelle edicole.

I magistrati in servizio alla Procura di Monza lamentano però la circostanza che quando le copie d’obbligo pubblicate nei centri brianzoli arrivano nei loro uffici, le riviste sono spesso già in vendita da giorni, vanificando ogni eventuale ordinanza di sequestro. E dire, fa notare qualche magistrato, che il lavoro per valutare il contenuto delle pubblicazioni non è particolarmente gravoso, dato che il contenuto più o meno pornografico delle riviste solitamente va al di là di ogni ragionevole dubbio.

E le immagini riportate su quelle riviste sono talmente eloquenti da non lasciare margine all’interpretazione come accadeva fino a qualche anno prima, quando fotomontaggi e furbizie grafiche, il ricorso all’effetto “vedo-non vedo” sovente potevano essere oggetto di impugnazione da parte della difesa degli editori. Dando vita dibattiti imbarazzanti nelle aule giudiziarie.

E si era assistito addirittura alla sfilata in aula di attrici e soubrette, più o meno note, che si erano ritrovate, dopo abili giochi di parole e fotomontaggi, protagoniste di riviste oscene. Al di là di polemiche pruriginose e censure, alla fine soltanto l’avvento del web avrebbe qualche anno più tardi tolto a Monza la nomea di capitale della “porno-stampa”. Oggi, con internet a farla da padrone, i giornali pornografici sono stati di fatto spazzati via da una concorrenza spietata. E il pontefice, papa Bergoglio, in una delle ultime udienze generali ha recentemente dedicato la catechesi al vizio della lussuria e delle sue trappole. Avvertendo: "Il piacere sessuale, dono di Dio, è minato dalla pornografia. Dobbiamo difendere l’amore della mente, del cuore, del corpo di donarsi l’uno all’altro. Vincere la battaglia contro la lussuria, contro la “cosificazione“ dell’altro, può essere un’impresa che dura tutta una vita". E anche di più.