Prostituta sequestrata: la sentenza: "Pregavo di uscire viva dall’hotel"

L’uomo dovrà scontare 1 anno e 4 mesi, è già in cella per il tentato omicidio del patrigno

Prostituta sequestrata: la sentenza: "Pregavo di uscire viva dall’hotel"
Prostituta sequestrata: la sentenza: "Pregavo di uscire viva dall’hotel"

Un anno e quattro mesi di reclusione. È la condanna inflitta dal Tribunale a Michele Gruosso, il 28enne in carcere dal 26 gennaio 2023 perché accusato di avere sequestrato, legandola con un cavo del telefonino e picchiato una prostituta romena trentenne nella stanza di un hotel a Desio. L’imputato, già condannato a 12 anni e 8 mesi di reclusione per avere tentato di uccidere nel 2016 il patrigno nel Pescarese insieme alla madre (che si è suicidata mentre era ai domiciliari), si trovava a piede libero, dopo avere già scontato un periodo in carcere e poi ai domiciliari, perché erano scaduti i termini di custodia cautelare in attesa di sentenza definitiva e viveva in Brianza dove aveva trovato un lavoro.

Il giovane è stato arrestato dai carabinieri, allertati da un’amica della escort che non riusciva a sentirla al telefono. "Quando gli ho chiesto 50 euro in più per un altro rapporto sessuale, è diventato aggressivo, ha aperto il cassetto della stanza e ha detto che mancavano dei soldi, che glieli avevo rubati - ha raccontato in aula la vittima, che non si è costituita parte civile - Allora mi ha detto che da lì non me ne andavo, mi ha colpito sul viso, mi ha legato il collo e le mani con il cavo del caricabatterie del telefonino e mi ha tappato la bocca con un asciugamano. Non so perché ha avuto quella reazione, forse per colpa della droga, ce n’era tanta sul comodino. Quando assumono la cocaina perdono il controllo. Sono rimasta per quattro ore sul letto, pregando che un miracolo mi facesse uscire da lì". Una ricostruzione negata dal 28enne: "Non l’ho tenuta sequestrata, anzi volevo che se ne andasse dopo che abbiamo finito, ma dovevano venirla a prendere e non arrivavano, quindi ho chiamato una decina di volte per fare venire un taxi e glielo avrei pure pagato pur di farla uscire dalla camera perché dovevo vedermi con un amico.

Devo avere alzato la voce e averla insultata quando non se ne andava, anzi mi ha chiesto altri soldi perché si tratteneva - ha sostenuto - Non le ho tappato la bocca e il cavo del telefonino me l’ha chiesto per caricare i suoi. Si è messa sul letto, assumeva cocaina, finché non sono arrivati i carabinieri".

S.T.