Planet Farms più forte delle fiamme: "Il fuoco non ci ferma, pronti a ricominciare"

I fondatori della fattoria verticale più grande d’Europa distrutta dal rogo: "Dovremo accelerare l’apertura dello stabilimento nel Comasco. Continuiamo con il coraggio e l’impegno che ci muovono da sempre"

Quel che resta della Planet Farms dopo l'incendio

Quel che resta della Planet Farms dopo l'incendio

Cavenago (Monza Brianza) – “Il piano di sviluppo va avanti, acceleriamo nel Comasco per rispondere alla domanda del mercato". Il giorno dopo l’incendio della fattoria verticale a Cavenago, Luca Travaglini e Daniele Benatoff, fondatori della Planet Farms, puntano sul nuovo stabilimento di Cirimido senza lasciarsi piegare dalle fiamme che hanno distrutto il capannone in via Santa Maria al campo.

"Confermiamo la nostra missione per l’innovazione e la sostenibilità – spiegano –. Andiamo avanti con il coraggio e l’impegno di sempre". Parole che raccontano la forza che nasce dalle difficoltà, dallo stabilimento andato in fumo in poche ore uscivano fino a 30mila buste di insalata al giorno, 800 quintali di ortaggi l’anno, ma adesso per riprendere la produzione bisognerà aspettare la nuova fabbrica, la chiusura del cantiere era prevista per fine estate. Il rogo, però, ha cambiato i piani di sviluppo del gruppo, che era pronto a espandersi anche nel Regno Unito entro il 2025 con un nuovo stabilimento a nord di Londra.

Priorità da rivedere, per adesso si punta sul secondo polo lombardo, in attesa di capire come rimediare a quanto successo in Brianza. Cirimido sarà grande il doppio di Cavenago, 20mila metri contro i 10mila fuori uso, e una volta a regime permetterà un recupero, ma il primo passo è finire la costruzione per avviarlo il più presto possibile e tornare così ad allestire le serre progettate nel 2019, quando esistevano solo in Giappone e i due soci-amici le hanno reinventate "in chiave italiana". Alla base, "una filosofia semplice: tutti hanno il diritto di sapere cosa mangiano". Così è nata "una filiera corta e un processo produttivo completamente trasparente". Gli “ingredienti“ sono quelli tradizionali: luce, acqua, aria e sali minerali.

Tutto, però, totalmente automatizzato: la pianta cresce all’interno di “camere bianche“, senza agenti esterni e con aria pura, alimentate da led a basso consumo. Prevenzione "da molti degli stress a cui sono sottoposte le colture tradizionali, come grandinate, gelate, calore eccessivo e attacchi di parassiti". I pesticidi non servono in un ambiente così asettico, "non si inquina il suolo con sostanze chimiche". Mentre acqua e sali minerali vengono riciclati per ridurre l’impatto. L’agricoltura verticale risponde a due emergenze, la prima ambientale, "a causa del riscaldamento globale quasi un quarto della superficie agricola europea è ad alto rischio di desertificazione", la seconda, alimentare: "Il fabbisogno nutrizionale globale aumenterà di circa il 70 per cento entro il 2050, concentrandosi in aree ad altissima densità urbana". In questo scenario, il "vertical farming può aiutare a sopperire ai problemi di carenza di terra e di prossimità con i consumatori".