Uno degli arresti della Guardia di finanza di Monza
Uno degli arresti della Guardia di finanza di Monza

Monza, 15 gennaio 2019 - Un'associazione a delinquere finalizzata al rilascio o rinnovo al rinnovo dei permessi di soggiorno, o alla concessione del nulla osta per il ricongiungimento famigliare di congiunti di extracomunitari è stata sgominata dalla Guardia di Finanza di Seregno che, unitamente a personale della Polizia di Stato di Milano, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misure cautelari personali, emessa dal giudice per le indagini preliminari di Monza Emanuela Corbetta, nei confronti di 8 persone.

Oltre 20 i casi in cui cittadini egiziani avrebbero ottenuto permessi di soggiorno senza averne diritto. L'associazione a delinquere era capeggiata da un cittadino egiziano da anni residente in Brianza, a Bernareggio, composta da altri tre egiziani, un commercialista di Legnano e di tre pubblici ufficiali – un ispettore della stessa Guardia di finanza di Monza, un sovrintendente della Polizia di stato in servizio a Milano e un messo comunale di Monza – che creava documentazione falsa, certificati medici e di residenza fasulli, buste paga fittizie per contratti di lavoro subordinato inesistenti, dichiarazioni fiscali relative a redditi mai percepiti. Le indagini sono partite nel 2016 da un controllo per il contrasto del lavoro irregolare eseguito nel 2016 dalle Fiamme Gialle di Monza presso un esercizio commerciale gestito da un cittadino egiziano, che aveva inveito contro i militari operanti. Nell’approfondire l’accaduto, su delega del pm della Procura della Repubblica di Monza Salvatore Bellomo, i finanzieri della compagnia di Seregno hanno scoperto una rete di rapporti illeciti finalizzati all’ottenimento/rinnovo di permessi di soggiorno a favore di cittadini stranieri. In carcere sono finiti l'egiziano organizzatore dei raggiri, il finanziere, il poliziotto e il commercialista; ai domiciliari altri tre complici egiziani e all'obbligo di dimora il messo comunale monzese. Al finanziere sono contestati anche alcuni episodi corruttivi, in quanto, tra l’altro, avrebbe avvisato diversi commercianti di imminenti controlli in materia di scontrini e ricevute da parte del Gruppo di Monza in cambio di denaro e regalie.

L’indagine, che ha visto coinvolti nel complesso 39 indagati, ha consentito di individuare 21 casi in cui cittadini extracomunitari sarebbero risultati beneficiari di un permesso di soggiorno sul territorio italiano ovvero di un ricongiungimento di familiari dall’estero senza averne diritto, in cambio di somme che variavano da qualche centinaio di euro fino a 5.000 euro, pagate in contanti o attraverso carte prepagate.